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LA ROMANIA A BORDO DI UNA SKODA
1/4/2008 - 12:10
sabato 24 marzo 2007

L'aereo mi deposita con relativa dolcezza a Bucarest.
Ho passato la notte in bianco, colpa del fuso orario da musicista che poco si accorda con la vita da cooperante.
La barba ispida e l'umore burbero, ancora mi sto chiedendo chi me l'ha fatto fare.
In realtà me l'ha fatto fare quel pungolo che mi rompe i coglioni tutte le volte che rimango più di un giorno a coccolarmi nello stesso posto.

Fiuto l'aria mentre l'occhio zigzaga alla ricerca di Giuseppe, il volontario italiano che vive qui in Romania e che farà squadra con me per i prossimi quattro giorni. C'è odore di inverno e di marmitte non catalitiche, il cielo è plumbeo e pare che il risveglio della natura quest'anno si farà ancora attendere a lungo.
Come dev'essere vivere a Bucarest? Boh, non sembra una gran fortuna a prima vista.
Vivere a Bucarest... Questo è proprio il titolo di una pubblicazione che l'atrio dell'aeroporto ti regala appena arrivi. Se non sei organizzato già di tuo non ti resta che afferrare il giornalino e gettarti in pasto a tassisti e procacciatori di hotel (e di ragazze, se hai contanti per pagare). 'Vivere a Bucarest' è tutto scritto in lingua italiana , contiene inserzioni di pizzerie 'Quattro Stagioni' e di... centri massaggi. Mi tornano in mente gli ultimi sms che mi sono arrivati dall'Italia... Amici che sapendomi in partenza per la Romania chiosavano: 'Vecchio porco, scopa anche per me' e 'Se penso a tutta quella fica mi sento male'.
Forse non immaginano che qui all'aeroporto c'è sì una fica con la tetta di fuori. Ma sta allattando il pupo e non mi sembra una piccante cartolina romena da recapitare al ritorno. Sicuramente nessuna ragazza da noi mostrerebbe il seno in una sala d'aspetto (in Italia la tetta casomai la si tira fuori nel privè di una discoteca o nella stanza del boss, mica davanti alla famelica bocca di un pargolo!).
Pochi minuti di Romania bastano dunque a sfatare luoghi comuni e favole da caserma.

Giuseppe è in ritardo e sono indeciso se crollare dal sonno abbracciato alla borsa o se girellare per il traffico della città.
Scelgo una via di mezzo, cioè crollo dal sonno su una panchina in mezzo al traffico. Mi sveglia il telefonino, ehilà Giusè, siete qui? ah eccovi, ciao, piacere. Guido, Giuseppe, Elena, piacere! Fatto bel viaggio? scusa il ritardo, non c'è problema, sei pronto? sì, andiamo dai.
Salgo sulla macchina a noleggio che ci scarrozzerà a zonzo per la Romania, una Skoda Fabia rossa fiammante. Un lusso rispetto ai rottami che vedo girare per la capitale. Qui la macchina più gettonata è senz'altro l'autoctona Dacia, un ammasso informe di lamiera che una galleria del vento rispettabile si rifiuterebbe di testare. Questo catorcio è un mix tra la Zastava e la Citroèn DS e meriterebbe sicuramente l'attenzione del fanatismo vintage.
Percorriamo l'orrenda periferia di Bucarest costellata di casermoni grigi e scrostati, a poco a poco scavalchiamo la cerchia urbana e cominciamo ad inseguire l'orizzonte. Davanti a noi niente, dietro niente. La campagna romena è quanto di più mortificante si possa vedere, con sterminati campi non coltivati e una densità abitativa che la rende più simile alla Groenlandia che alla Comunità Europea. Che strano vedere tutta questa terra inutilizzata. Da noi in Italia nessun metro quadro è sprecato, e niente appartiene a nessuno come qua. Non fosse per le rigide temperature la Romania sarebbe perfetta per coltivare cannabis, vista l'indifferenza generale nei confronti delle sterpaglie che costeggiano la strada. Eppure sembra che trovare Maria qui non sia per niente semplice nè frequente...
Mentre guida Giuseppe mi descrive, mi racconta, mi introduce alle esperienze che mi aspettano. Stendiamo un piano di lavoro.
Ah già, che stupido, sono così frastornato che manco ho descritto le ragioni del mio essere qui...

Giuseppe è un volontario del Servizio Civile Italiano che l'associazione I.B.O. ha inviato nella sua casa di Panciu (160 km a nord di Bucarest) per realizzare il progetto che la vede impegnata in Romania. Il progetto riguarda la gestione di due case destinate all'accoglienza e al sostegno di chi si trova ai margini della comunità. Perlopiù si tratta di Rom, discriminati qui come in ogni altra parte di Europa, e di bambini abbandonati, di cui questo Paese detiene il triste record europeo. Tra gli obiettivi di I.B.O. c'è anche quello di creare opportunità per fare musica e sport attraverso le sue strutture e le collaborazioni dall'Italia.
Ecco spiegata la mia presenza: a maggio metterò in scena uno spettacolo musicale qui a Panciu mischiando la cultura romena con quella italiana. Grazie soprattutto alla disponibilità di Cisco, che verrà qui a cantare, tenterò di far suonare ad un gruppo romeno le sue canzoni, riarrangiate per l'occasione con strumenti e suoni dell'est europeo.
Sono dunque qui per ascoltare e per capire. E anche per scegliere i musicisti con cui allestire il repertorio. Abbiamo una lunga lista di persone da conoscere, di folkband da visionare. A cominciare proprio da oggi pomeriggio.

La Skoda avanza a velocità di crociera verso il nostro primo appuntamento, nella città di Focsani. Il cielo rompe gli indugi e comincia a pisciarci addosso. Fango, fango e ancora fango, la Romania si scioglie sotto le nostre ruote mentre Elena, la volontaria romena che lavora insieme a Giuseppe, dal sedile di dietro ci fornisce bocconi di wurstel piccanti e pane da sbranare durante il viaggio.
Attraversiamo Focsani ridotta a un acquitrino fino a raggiungere la casa di Mircea.
Questo omone panciuto è un professionista della fisarmonica e attraverso la posta elettronica mi hanno già fatto ascoltare alcune sue registrazioni. Conto molto su di lui per mettere in piedi il gruppo. Mircea ci accoglie in casa dopo averci fatto levare le scarpe inzaccherate. La sua faccia sorride ma rimane in piedi, è nervoso perchè si sente sotto esame. Vorrebbe convincermi a inserire nella band anche suo fratello, suo zio e suo nipote, senonchè suonano tutti il suo stesso strumento! Cerchiamo di spiegarci ma è evidente che abbiamo idee differenti sul progetto. Mette su un po' di swing da pianobar suonato con la Bontempi esclamando 'Questa è vera tradizione romena!'
Siamo messi bene...
Sbuca fuori dallo sgabuzzino una geisha in pantofole... no, è la moglie che con sguardo basso e deferente ci offre del vino. 'Perepè erbazem!' esclamo, tentando di ricordare come si dice 'grazie' in romeno... Sguardi perplessi tra i presenti... La mia inesperienza mi è fatale: per fare bella figura e mettere Mircea a suo agio vuoto il bicchiere in due colpi. L'improvvido gesto fa sì che il mio bicchiere d'ora in poi sia guardato a vista, appena si svuota viene rabboccato... e se non si svuota mi viene intimato di bere, chè fa bene ed è vino fatto in casa! Giuseppe con la faccia di chi la sa lunga sorseggia invece una Coca-Cola...
200 Km percorsi proprio venire a sentire Mircea, ma alla fine il nostro eroe manco possiede lo strumento e dunque non riusciamo a provinarlo. Un po' imbarazzati e delusi lo salutiamo dandogli appuntamento per quando avrà una fisarmonica da suonare...

La strada è adesso buia e per via della pioggia battente riflette i fari delle macchine contrarie. Panciu ci accoglie verso ora di cena, stanchi ed affamati.
La casa dell'I.B.O. è un avamposto conficcato su una distesa di fango. Entriamo con le scarpe farcite di melma e accendiamo immediatamente la stufa a legna, dalla bocca esce la condensa del respiro. Non ci sarebbe niente di male se ci ficcassimo subito sotto le coperte, ma che peccato concludere così la mia prima giornata romena! E' il sabato del villaggio e vale la pena sperimentare gli sballi giovanili che questo paese sa offrire.
Una rapida cena casalinga a base di ricotta salata e uova e dribblando le pozzanghere raggiungiamo il centro. Meta d'obbligo: il discobar di Panciu!
Il locale dentro sembra un bar con una pista da discoteca in mezzo. Disco-bar, appunto! Ai lati del dancefloor dei tavoloni di legno e nell'angolo l'immancabile biliardo. Mi guardo intorno realizzando con orrore di essere io il matusa della situazione. Torme di ragazzine minorenni ballano sculettando una specie di tecno arabeggiante. Boncompagni probabilmente si leccherebbe i baffi e preparerebbe un bel format televisivo. Al tavolo della nostra compagnia una ragazzona mora si ferma per raccogliere le ordinazioni. Strizza l'occhio a Giuseppe e mette i pettorali in evidenza, poi fa un complimento ai miei occhi neri (sarà la penombra o la sua daltonia, ma lusingato non oso contraddirla...). Ci porta una birra Ursus e poi torna al bancone malvolentieri, lasciandoci come ricordo la scia odorosa delle sue ascelle.
Elena mi racconta che la maggior parte dei ragazzi qui dentro provengono dall'orfanotrofio e sono minorenni. Compresa quella stangona di un metro e ottanta che si snoda sopra un cubo con la minigonna tirata su. Miss Panciu sogna probabilmente un palcoscenico ben più prestigioso di questo discobar di campagna e non vede l'ora di andarsene di qua. Dalla sicurezza con cui si muove e dalle mosse provocanti che imita si vede che ha visto molta televisione e mi inquieta parecchio. Tanto da ricordarmi la canzone 'Delusa' di Vasco, sembra scritta apposta.
Vuotiamo il bicchiere e rientriamo nella nostra casa. Anche se la notte è ancora giovane, domani sarà una giornata impegnativa e lunga. Ehi, ricordiamoci che vanno aggiornati gli orologi con l'ora legale! La stufa ancora non ha scaldato le stanza, per cui mi devo nascondere sotto le coperte per trovare conforto. Il sonno non si fa attendere, lascio che mi ipnotizzi mentre il latrato dei cani randagi sotto la pioggia battente mi suona una ninnananna romena.

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domenica 25 marzo 2007

La nuova mattinata ci riserva un sole freddo e terso. Il fango ormai liquefatto ed esausto si stende ad asciugare e nella casa 'italiana' il bricco del caffè ci prepara ad affrontare il viaggio. E' caffè romeno, che prepariamo versando nell'acqua bollente già zuccherata due cucchiai di Lavazza finchè non si depositano in fondo. Decente, ma la moka non si dimentica! A darci energie anche i biscotti del Mulino Bianco, in un clima di saudade collettiva. Stesi a terra masticano con noi il bastardino Emma e il felino Musetto. Mentre terminiamo di lavarci i denti viene a trovarci il vicino di casa. Anche lui suona, e siccome ha saputo delle audizioni ritiene di avere le carte in regola per entrare nella band...
Accomodati. Cosa suoni? Il contrabbasso? Splendido! Ci fai sentire qualcosa? Ah, non ce l'hai... E quindi? Ah, ce l'ha il comune da prestartelo? Ah, ma non ha le corde... E quindi? Ah, hai un basso a casa? No, una chitarra? E un tuo amico suona bene la fisarmonica? Grande, perchè non ce lo chiami qui? Ah, non hai il numero...
Che davanti a noi non ci sia un fulmine di guerra mi pare evidente, soprattutto dal punto di vista organizzativo!
Chiacchieriamo un po' del progetto, gli spiego che ho bisogno di un contrabbassista, ma anche di un contrabbasso. E che stando così le cose non so come fare ad ascoltarlo. Detto fatto, si precipita in casa sua e ritorna tutto felice imbracciando una chitarra senza due corde completamente coperta di ruggine.
A colpo sicuro il nostro primo provinato della giornata sfodera la chicca del suo repertorio: 'Dammi il tuo amore, non chiedermi niente, dimmi che hai bisogno di me...'. Questa versione romena di Alan Sorrenti è talmente orrenda che mi commuove. Decido di dargli un'altra chance, tra due giorni ci vediamo qui con un contrabbasso ok? Dice di sì ma si capisce che non mi accontenterà mai.

Pochi minuti per salutare Elena e sono a bordo della Skoda rossa con Giuseppe, direzione Buzau.
Qui faremo un'audizione a un autentico gruppo folk romeno, composto da chitarra, contrabbasso, percussioni, fisarmonica e violino. Mentre la macchina veleggia tra i campi incolti decidiamo la strategia per condurre il provino in maniera proficua.
La città di Buzau, tolta la periferia tipicamente filosovietica di parallelepipedi grigi e sovraffollati, si rivela un'incantevole borgo mitteleuropeo con epicentro presso la piazza del municipio e il convento ortodosso. Il luogo concordato per conoscere il gruppo folk è un ristorante ben arredato, la qual cosa mi fa suonare un campanello d'allarme. Tra presentazioni e salamelecchi saliamo al piano superiore, dove ci è stata riservata una sala apparecchiata. I musicisti vestiti con giacche eleganti un paio di taglie più grandi, eccetto il mastodontico contrabbassista che a giudicare dall'abito sofferente dev'essere uno sterminatore di bottoni... Il percussionista invece ha tirato il bidone, ma ci assicurano che tanto le percussioni nella musica romena non si usano, perchè sono in conflitto con il basso. Teoria abbastanza demenziale (smentita da migliaia di dischi e cento anni di concerti) creata forse ad hoc per coprire la defezione del loro compare. Prima di dare la parola, finalmente, agli strumenti, un cameriere viene a raccogliere le ordinazioni. Non saremmo qui per consumare al bar, ma per evitare brutte figure prendiamo una birra per tutti. I musicisti la prendono doppia. Poi questa scalcagnata orchestrina dell'est inizia ad eseguire il suo repertorio. Sembrerebbe uno swing americano degli anni Venti ma ci assicurano sia il gipsy romeno autentico. E' comunque un'orchestra da pizzeria per turisti, un po' come gli stornellatori nelle trattorie di Trastevere col listino prezzi in inglese. Il violinista è il pezzo da novanta del gruppo. Suona il violino e ha ottantadue anni. Due denti superstiti, ma d'oro zecchino, conferiscono un fascino irresistibile alla sua pronuncia quando inizia a cantare. Strizza l'occhio a Giuseppe, come la cameriera del discobar la sera prima, e si lancia in assoli strappamutande col violino. Il chitarrista arranca sudatissimo con un sorriso triste stampato in faccia.

Terminato il piccolo concerto ci sediamo al tavolo per parlare anche del lato economico. E qui nascono i primi dissapori. A quanto pare sono abituati a cospicui ingaggi e per loro sarebbe un grosso sacrificio rinunciarvi per fare questa esperienza con noi. Ma bastano 50 euro in aggiunta per vincere la loro diffidenza e riaccendere il loro amore per i bambini di Panciu! Spiego che mi riservo di ascoltare altri strumentisti nei prossimi giorni e che entro una settimana sapranno la mia decisione. Io e Giuseppe facciamo per andarcene quando ci fanno notare che ci sarebbe il conto da pagare... Qui non si paga alla romana, ognun per sè, ma alla romena, cioè gli italiani per tutti! Quindi ci accolliamo il totale delle birre, cui vanno aggiunte le ultime cinque bottiglie ordinate in extremis dai nostri eroi folk mentre ci infiliamo le giacche. Alla fine la somma da pagare è talmente alta che sospettiamo nasconda un paio di mesi di bevute a credito, in attesa della nostra messianica venuta!

Torniamo alla Skoda rossa più incazzati che depressi. Finora i provini non hanno portato proprio a nulla, e urge rivedere i nostri piani per non tornare in Italia senza aver concluso un cazzo! Se non altro abbiamo capito che qui tutti strizzano l'occhio a Giuseppe, particolare che non lo entusiasma particolarmente.

Questa sera dormiremo a casa di amici nella città di Iasi, situata nel nord della Romania al confine con la Moldavia. Qui domani andremo a caccia di talenti tzigani da arruolare per il concerto di Panciu.
La strada è lunga, ci aspettano più di trecento chilometri e siamo già a metà pomeriggio. Per accorciare i tempi di percorrenza e dare un po' di soddisfazione alle tante pattuglie di vigili rurali disseminati per la statale passo io alla guida. Pochi minuti e Giuseppe ha già le unghie affondate nel sedile della Skoda.
Avanziamo con ritmo indiavolato per le campagne mentre nuvole nerissime tornano ad affacciarsi all'orizzonte. Poche pause e solo per pisciate improrogabili. L'autoradio a palla trasmette musica da discoteca turca. Presto siamo avvolti da una bufera di pioggia mentre la luce cede il posto alla sera. Sono le dieci quando entro nella grande città di Iasi, capitale universitaria della Romania. A un'ora da qui il confine moldavo. Questa è una terra ricca di storia e di cultura, come testimoniano i teatri, le chiese e i ricchi palazzi. Stiamo morendo di fame e non possiamo tollerare un'altro panino da autogrill. Per cui dopo aver lasciato i bagagli a casa torniamo con gli amici in macchina per raggiungere un ristorante tradizionale e fare finalmente turismo gastronomico!
Ma proprio mentre ingraniamo la prima ci si pone davanti un'immagine decisamente singolare...
Una persona appesa per il collo ad una cancellata emette rantoli sinistri! Scendiamo e togliamo a questo sventurato la cintura che gli fa da cappio, ma lui sembra odiarci per non esserci fatti i cazzi nostri. Assisto alla conversazione in romeno tra la nostra compagnia e l'aspirante suicida mentre si palesano due nuovi personaggi. Non capisco chi sono, nè cosa si stiano dicendo tutti quanti. Ma poi di colpo vedo il suicida scappare via inseguito da questi due. Non succede più nulla, dunque dopo un attimo di perplessità possiamo riprendere la via del ristorante.

La sala da pranzo si trova nello scantinato, tra archi di mattoni rossi verniciati. Una specie di Cavern, per chi conosce la storia dei Beatles. Mi dicono che questo sia il tipico locale da cartolina dei tempi infausti del dittatore Ceausescu. In effetti c'è molto di sovietico e di kitch-demodè in questo scenario. Come menu assaggio una chorba con la trippa e degli involtini di carne avvolti in foglie di vite. Tanto sono buoni quanto sono indigeribili. Tornati in strada facciamo due passi per il centro, inseguiti da bande di cani randagi. Se vuoi sentire il suono della Romania devi ascoltare l'abbaiare dei cani di notte. Rimango molto colpito da come tutti rispettino con timore e deferenza i cartelli stradali, compresi i divieti di sosta. I nostri amici di Iasi protestano vivamente ogni qualvolta parcheggio la macchina in doppia fila o percorro un viale in senso vietato. Ma rispetto al caos anarchico che governa il resto della loro giornata mi sembra così contraddittorio... Anche la considerazione che danno alla religione mi sembra decisamente fuori luogo, considerando che pochissimi in realtà praticano i loro riti. Beh, quest'ultima frase la potrei pronunciare anche se parlassi dell'Italia! E comunque trovare uno che abbia il coraggio di definirsi ateo in Romania è come trovare un astemio in provincia di Belluno! Ogni chiesa, seppure ortodossa, sfoggia tutto il suo sfarzo e la sua autorità. Ne vediamo parecchie mentre giriamo per Iasi. Una mi raccontano fosse tutta ricoperta d'oro. Ma non ne rimane traccia perchè... si è sciolto col tempo, questa la spiegazione ufficiale! In Italia questo strano fenomeno di corrosione aurea si chiama furto, ma non volendo offendere nessuno tengo questa riflessione per me.
La passeggiata ci rimette appetito, per cui ci ripariamo in un take away strepitoso a ingozzarci di pastarelle con la marmellata di noci. Non piove più, ora l'aria è fresca e pulita. Prima di buttarci a letto chiediamo alla Skoda un ultimo piacere: portaci in alto, in cima alla collina che sovrasta la città!
Da quassù Iasi è una lunga distesa di luci. Il vento freddo ci sferza, di fianco abbiamo solo un paio di macchine a luci spente che credevano di stare al riparo dai rompicoglioni, e invece...
Guardo il presepe sotto di me e penso a dove cazzo sono finito. Potevo fare l'università e trovare un lavoro stabile e ben retribuito... Per fortuna però non l'ho fatto. Oggi è la Romania, domani ci pensiamo.

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lunedì 26 marzo 2007

Anche questa nuova giornata ci accoglie con il sole. Abbiamo dormito solo poche ore e la fatica comincia a farsi sentire. Le mie occhiaie sono ingrassate un paio di chili da quando sono qua nell'est europeo!
Skoda, Skoda, oggi portaci a... Pacsani! Lasciamo alle nostre spalle la brulicante Iasi e ci addentriamo nelle campagne, dapprima su buona strada, poi su una rabberciata carrareccia. Le macchine presto lasciano il posto ai carri trainati dai cavalli con cui la popolazione si reca tutti i giorni al lavoro. Gli animali decorati con delle nappe colorate di fianco agli occhi sussultano quando incrociano la nostra Skoda. Siamo due gringos nella più remota regione della Romania! Qui ascolteremo suonare un nuovo gruppo folk tradizionale, molto gettonato nei matrimoni e nelle feste patronali. Ma per raggiungerli dobbiamo deviare da Pacsani a un villaggio minuscolo che non è segnato sulle carte. Chiediamo la strada a un signore avvolto nei suoi folti mustacchi. Con mia grande sorpresa questo tira fuori il cellulare e chiama un amico tassista, tramite il quale impariamo la tortuosa strada per raggiungere la nostra meta! Il generosissimo passante non chiede niente in cambio del favore e ci augura buona giornata. Vorrei tanto portare dei manager milanesi a fare un corso di socializzazione qui da lui, ne avrebbero proprio bisogno!
Comunque... 'Perepè erbazem, ciao!' esclamo con gratitudine.

Ora siamo su una sterrata polverosa, costellata di tanto in tanto da bibitari e da agenzie di viaggio fatte col cartone. Il paesaggio è splendido, colline dolci e suggestive, casette coi tetti tipici, gente che cammina ai lati della strada o che sfreccia sui carretti. Bucarest sembra lontana anni luce. Al quadrivio di Vitovara il nostro Sorin ci sta aspettando. Suona la fisarmonica e di lavoro è professore di roman, la lingua del popolo rom. In questa regione la popolazione è in maggioranza rom, seppure sia stanziale da più generazioni.
Sorin ci porta in un fienile, la sua sala prove. Ma l'ennesimo disguido col titolare dell'immobile, ubriaco e di pessimo umore, ci consiglia di ripiegare altrove. Sorin ci presenta suo fratello, batterista della band, e il padre, violinista. Quest'ultimo sfodera un sorriso caldo e pieno di umanità, la pelle scurita dal sole e le nocche della mano callose e sformate dal lavoro. Sembra di stare sul set di un film di Kusturica. Troviamo un'altra casa libera dove poter parlare di musica. Spiego le motivazioni del nostro progetto, il tipo di musica che vorrei imbastire. E chiedo se è possibile ascoltarli. Questa volta non ci sono inconvenienti. Il batterista tira fuori una cassa e un rullante da cui sbucano le piume di una gallina. Il contesto è demenziale ma racchiude una poesia indescrivibile. Il signore anziano tira fuori un violino malridotto, le corde arancioni per la ruggine. Mi vengono i brividi al pensiero di tenere in mano quel coso... Invece lui con naturalezza prende in mano l'archetto e con quelle dita forgiate dalle fatiche di una vita inizia a pigiare sul manico. Sorin, persona intelligente e disponibile, tiene le fila con la sua fisarmonica. Non è folklore da cartolina, è vita vera quella a cui assistiamo io e Giuseppe. Certo, la qualità tecnica non si può definire raffinata, l'intonazione del violino lascia a desiderare, però c'è sincerità nella loro musica. Il padre canta l'inno dei rom, una splendida canzone. La sua voce è dolce e intonata. Mi porge una pianta secca di basilico presa in giardino e mi racconta del suo violino che si tramanda da generazioni, passato addirittura per le mani di un avo ufficiale dell'esercito russo. Affrontiamo senza scogli il lato economico del nostro progetto e anche a loro dò una settimana di tempo per comunicargli le mie decisioni su chi suonera nel concerto di Cisco a Panciu.

E' tempo di congedarci, di rimetterci in strada. La mamma e la moglie di Sorin ci vengono incontro, ci offrono di restare a pranzo. Con semplicità e con un grande sorriso. 'Perepè erbazem' ma malincuore devo declinare l'invito. Abbiamo ancora un'audizione oggi da fare prima di tornare a Panciu e il tempo stringe. Salutiamo questa famiglia e il villaggio da fiaba di Vitovara, via di nuovo a bordo della Skoda!
Una chiesetta di campagna attira la mia attenzione. Nel sagrato ci sono le lapidi del cimitero del villaggio. Spesso qui chiesa e certosa si trovano nello stesso posto, quasi a non volere separare i morti dalla divinità e dalle preghiere. E la morte rappresenta un momento importante nella vita religiosa della comunità. Addirittura è usanza che la bara sia caricata con lo spago sul tetto della macchina, e che alla vettura venga fatto ripercorrere il tragitto che la persona in vita era solita affrontare tutti i giorni. Al termine di questo rituale iniziano i veri e propri festeggiamenti, in cui la famiglia del defunto offre da mangiare e da bere a una moltitudine di parenti!

Affamati e con l'occhio all'orologio ci fermiamo a Roman, città di transito. Addentiamo qualche frittella in una specie di rosticceria e visitiamo un convento particolarmente imponente la cui porta d'ingresso è lasciata socchiusa. Un impianto della Behringer di ottima qualità diffonde i salmi della sera. Il giardino del convento è curatissimo, con le siepi potate al millimetro. Il Mercedes van del capo spirituale giace parcheggiato sotto un chiostro. Insomma, non esattamente una scena francescana... Un paio di scatti fotografici prima di risalire sulla Skoda.
Ora viaggiamo di nuovo sulla strada statale, la nostra prossima tappa sarà a Buhusì, a un centinaio di chilometri da Panciu. Non sappiamo bene quale strada ci convenga percorrere. Un passante fuga ogni nostro dubbio. Di là a destra, strada ottima e senza buche!
Stocazzo! Rimbalziamo da una voragine all'altra del manto stradale maledicende quelle ultime parole famose. E' un'ora di passione quella che impieghiamo per raggiungere la cittadina di Buhusì!
Dispiegata come i paesini italiani del meridione, con la piazza sul culmine della collina e la strada che risale a chiocciola, non sembra un posto ricco di attrattive. Ma ci hanno segnalato che qui dei bravi musicisti sarebbero interessati a partecipare al nostro progetto...
L'incontro si svolge dentro il migliore ristorante della città, elegante e ben arredato. Memori dell'esperienza di Buzau stringiamo le chiappe quando il cameriere ci chiede cosa ordiniamo... Il signor musicista al nostro tavolo però sfoggia pacatezza, misura ed è vestito in maniera elegante e curata. Parla a voce bassa, spiega che le modalità con cui gli è stato presentato il progetto non corrispondono ai suoi standard abituali. Che è un professionista che ha girato i migliori festival europei e che i soldi per lui non sono un problema: parteciperebbe in nome della causa rom. Un po' sono soggiogato dalla sua tranquillità, un po' mi inquieta. Capisco di avere di fronte tutt'altro che uno sprovveduto, ma non percepisco quel calore e quella poesia di poche ore fa a Vitovara. Gli chiedo di farmi ascoltare qualcosa, ma una sua occhiata greve mi fa capire che è qui per discutere e non si abbasserà a fare un provino in un ristorante. Discutiamo dunque, anche se penso tra me e me che era abbastanza inutile raggiungere questo buco di culo di paese se poi voleva solo discutere. Tanto valeva telefonarsi. Rimaniamo d'accordo che lui registrerà delle musiche apposta per me nel suo studio di registrazione (!!!) e poi me li manderà in mp3 via email. Questa bordata di tecnologia dopo due giorni persi nelle campagne di fa tornare in mente la mia Italia. Sta bene, ci sentiremo via mail. O forse no, penso. Perchè, non so spiegare il motivo, mi sento che quelle email non arriveranno mai a destinazione...
Ci alziamo e troviamo il conto del nostro tavolo già pagato. Chapeau! Il nostro misterioso musicista-non-provinato si allontana carico di misteri a bordo di una lussuosa Audi.

Salutiamo Buhusì e riprendiamo la strada maestra per Panciu.
E' sera quando raggiungiamo la casa italiana. Poche cose ma confortanti nel frigo. Sufficienti per imbastire una carbonara. Sembra un secolo che siamo andati via di qua. Invece era ieri mattina. Gli animali di casa ci fanno gentilmente notare che non mangiano da due giorni. Ognuno lo fa secondo il suo stile: il gatto ci tortura fino allo sfinimento con le sue lamentele, mentre il cane Emma sceglie una strada decisamente più ghandiana rimanendo sull'uscio a testa bassa comunicandoci così tutto il suo paziente sdegno. Mi commuove il suo atteggiamento civile, tanto che la ribattezzo Mahatma Emma! Non accendiamo nemmeno la stufa, divoriamo tutti e quattro la cena e poi noi umani ci rintaniamo sotto le coperte. Domani a quest'ora sarò in volo per l'Italia. Ma nelle ore che mancano le cose ancora da fare sono davvero tante... A domani, Panciu!

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martedì 27 marzo 2007

L'ultimo giorno di questo viaggio romeno comincia alle 8 di mattina! Abbiamo un'ora di tempo per riconsegnare al noleggio auto la nostra Skoda senza pagare una penale. Dunque sorseggiamo velocemente un caffè e poi ci precipitiamo a Focsani. In teoria a Focsani avremmo anche dovuto rivedere il fisarmonicista del primo giorno ma una telefonata preventiva ci faceva capire che sarebbe stata una nuova perdita di tempo, per cui... ciao Mircea, buona fortuna!
Il proprietario dell'autonoleggio guarda il contachilometri con una smorfia e poi ci porta dal distributore dove rabbocca fino all'inverosimile il serbatoio a nostre spese. Infine con compassione ci accompagna alla fermata dei taxi collettivi. Qui due o tre scalcinatissime Dacia aspettano di collezionare almeno quattro passeggeri per intraprendere la loro corsa.
Giuseppe si accorda con un conducente che ci fa cenno di salire. Mi infilo a fatica tra queste malridotte lamiere, ma mi si incastra il culo nella portiera. Nel tentativo di entrare lo stesso nell'abitacolo spingo, e spigno... mi rimane addosso la portiera. Facendo finta di nulla mi accomodo ugualmente, cercando di nascondere il problema al proprietario. Ma appena partiti, forse lo spiffero o il rumore, forse le sue precedenti esperienze, si accorge della situazione e ferma la macchina... Ecco, adesso si incazza, penso. E invece si scusa con me e con molta calma inizia a rimontare la portiera come giocasse col Lego. Pochi istanti e la Dacia è come nuova. Una macchina smontabile! Nel frattempo gli altri passeggeri hanno intavolato una conversazione calcistica su Del Piero e Baggio cercando di destare il nostro orgoglio italiano. Alla fine tra battute e sfottò arriviamo senza intoppi nella piazza di Panciu. Paghiamo e ci incamminiamo verso il teatro, futura sede del nostro concerto. Giuseppe scopre con raccapriccio di aver lasciato il telefonino sul sedile della Dacia. Bravo, gli dico, mi sa che puoi salutarlo per sempre! E invece pochi istanti dopo vediamo la Dacia sfrecciare verso di noi. L'autista apre il finestrino e ci riconsegna il cellulare. 'Perepè erbazem!' Sono sbalordito, in Italia non sarebbe mai potuta succedere una cosa del genere!

Il teatro è di recente costruzione, moderno e molto carino. Guardo la metratura del palco e della platea, provo la rifrazione acustica e chiedo di parlare col messo comunale che gestisce la concessione dello spazio. Mi si presenta una signora molto gentile e cordiale con cui mi accordo per la data del concerto e per collaborare assieme alla riuscita del progetto. Domando se è possibile anche visionare l'impianto voce residente, così vengo portato in uno sgabuzzino dove trovo una scheda tecnica decisamente migliore delle previsioni. C'è anche il fonico esclusivo del teatro che si propone subito come membro della mia band. Non lo spaventa nemmeno un provino, tanto è sicuro di ottenere la parte. Nel frattempo ci ha raggiunto anche il vicino di casa, quello che suonava Alan Sorrenti due giorni fa. Decidono di suonare un paio di pezzi assieme. Nello sgabuzzino del teatro il tecnico cabla una tastiera e un basso. A nulla valgono i miei tentativi di spiegare che non mi serve una tastiera. L'ineffabile esperto seleziona sul Bontempi un'imitazione della fisarmonica e sorridendo dice: 'Voilà, fisarmonica!'
Dalla tastiera esce fuori una base da pianobar su cui il fonico comincia a svolazzare degli assoli interminabili. Non è esattamente il tipo di spettacolo che ho in mente, ma ogni tentativo di fermarlo risulta vano. Vuole assolutamente terminare quella che considera una strepitosa performance! Alla fine allarga le braccia sorridendo, quasi a voler dire 'visto quanto sono bravo?'
Grazie, le faremo sapere!
Esco dal teatro a metà tra l'imbarazzato e il divertito. Questa è stato l'ultima audizione in terra di Romania. Forse la più esilarante! Ora sta a me decidere con chi si porterà avanti il progetto musicale. Lo scopo del viaggio è stato esaudito, purtroppo va rifatto subito lo zaino, domani ho un concerto a Roma...
Una breve visita alla sede dell'associazione I.B.O. dove allestiremo la sala prove la settimana del concerto, un boccone nella casa italiana e poi sono già pronto per il viaggio di ritorno in Italia. Saluto Mahatma Emma che mi ha seguito fino alla fermata dei maxitaxi.
E saluto Giuseppe prima di scomparire in direzione Bucarest.

Perepè erbazem Panciu, ci rivediamo in maggio!






Il chitarrista azzurro-ospedale
4/3/2008 - 13:16
C'è modo e modo di apprendere le notizie...

Per esempio, se una brutta notizia ti coglie mentre attraversi un momento difficile, ti ferisce ma non ti prende di sorpresa. Ti trova con la guardia già alzata, perchè comunque stai già giocando in difesa.
Ma quando la brutta notizia arriva mentre stai pensando solo a cose belle la coltellata va più in profondità. Non trova opposizione. Perchè mentre entra dentro ti chiedi se ha senso, perchè lo fa e cose di questo tipo.
E dopo è tardi, dopo sanguini.

Poi c'è modo e modo anche nel venirle a sapere, certe notizie. Una brutta notizia può interrompere la normale programmazione della tua giornata, come un'edizione straordinaria dei telegiornali. Oppure può trovarsi tra le pieghe dei mille accadimenti che il mondo tutti i giorni propone.

A me è arrivata una bella coltellata stamattina, leggendo La Repubblica.
Come sempre nella lettura dei giornali parto dal fondo, dalla cronaca locale (la campagna elettorale pro-Veltroni di questo quotidiano me la riservo per la serata...). Le ultime boutanade del dittatore della Virtus Bologna Sabatini, che cerca come tutti i manager del nuovo che avanza di attuare il diabolico piano denominato SNLCC, ovvero: 'Se non li convinci confondili'. Ma in fondo sono personaggi (mi fa orrore pensarli come persone) che mi tengono compagnia mentre prendo il caffelatte.
Poi, sempre seguendo le pagine a ritroso, lo sport. Bisogna documentarsi bene per poter sostenere le proprie idee più tardi al bar. Purtroppo oggi si parla solo di calcio. Ecco, sento già la voce del popolo ripetere 'Ma si parla sempre solo di calcio!'.
Non è vero: di solito La Repubblica parla di calcio 3 pagine su 4. L'ultima è dedicata agli sport minori, cioè quelli veri, a volte con dei bei reportage di Emanuela Audisio, o di Gianni Mura quando va a gozzovigliare al Tour de France.
Ma oggi è martedì, si gioca l'ennesima partita del secolo al Meazza. Che noia. Spero solo che le squadre italiane escano dalle Coppe, così tornerò ad avere il bocconcino della mia quarta pagina di sport!

Scucchiaio nella tazza e passo agli spettacoli. La settimana scorsa questa sezione la saltavo a piè pari perchè includeva solo inserzioni discografiche sotto forma di articoli sanremesi, pagati dalle major al giornale e, sottobanco o sotto forma di benefit, a quei cialtroni di Gino Castaldo, Ernesto Assante e Giuseppe Videtti.
Poche categorie professionali mi fanno ribrezzo come quella dei giornalisti musicali. Profeti del sentito dire. Mercenari al soldo dei loro nemici. Soprattutto persone che non essendo capaci di suonare... ne parlano.

Adesso che Sanremo è finito la scena passa alla morte del tenore Di Stefano. Un paginone dedicato a questa grande voce del secolo, conosciuta in tutto il mondo. Penso al Santiago Bernabeu degli anni Cinquanta e Sessanta. A quel campione un po' appesantito, col fisico più da arbitro che da calciatore. Se avessi la macchina del tempo un giretto da quelle parti lo farei di sicuro! Per me Di Stefano rimane un calciatore. Del tenore, posso dirlo?, non me ne frega nulla.
Sbirciando i trafiletti a margine della notizia principale leggo:



Il chitarrista
E' morto Jeff Healey a 41 anni


Il chitarrista canadese Jeff Healey è morto a Toronto, sua città natale, per le conseguenze di un cancro ai polmoni diagnosticatogli alla fine del 2006. Aveva 41 anni. Cieco dall'età di un anno, Healey iniziò a suonare la chitarra a soli 3 anni, sviluppando da subito la sua particolarissima postura, con lo strumento appoggiato sulle ginocchia. Il suo album più noto è 'See the light'.



'See the light' in versione live è stato uno primi, uno dei pochi cd che ho comprato. Quando ancora non c'erano gli zipponi da quattrocento Mb con le intere discografie su eMule e un mese di risparmi valevano la gita a Bologna da Nannucci per fare spesa.
Mi ricordo quel giorno che tornai a casa pieno di novità da studiare: tanti bootleg di Stevie Ray Vaughan, di Eric Clapton e dei Dire Straits, uno dei Pink Floyd che avevo solo duplicato in cassetta, qualche esperimento in offerta speciale (a distanza di anni posso confessarlo: vendendomi questa merda Nannucci si sarà fatto la villa al mare). E poi questo disco un po' dimesso, dalla copertina azzurra-ospedale e un'immagine pessima, tutta sfocata, di Jeff Healey che sembrava vestito da astronauta, tutto bianco. Ascoltai avidamente le tracce: accompagnato da un gruppo di modesta caratura e suonando perlopiù delle cover trite e ritrite questo giovanissimo profeta del blues distorto faceva degli assoli meravigliosi. Il suo talento formidabile emergeva nonostante la pochezza del mondo che lo circondava.

Jeff diventò uno dei miei miti. Non ho mai sognato di essere come lui. Anche perchè non avrei mai voluto essere cieco. E perchè per andargli dietro avrei dovuto cambiare completamente il mio modo di tenere lo strumento. Gli invidiavo però alcune note, quelle decisive, che a lui venivano in mente e a me no! E sul blues la differenza la fanno proprio quelle poche note scelte tra le solite 7-8. La bravura nel blues sta proprio nel mettere in sequenza in maniera originale le stesse abusate espressioni. E' difficilissimo!

Crescendo e allargando i miei gusti ho imparato poi a fare a meno di lui. Di tanto in tanto passavo a vedere come stava. Uguale. Ascoltando il suo disco nuovo nel 1999 mi accorsi che era simile, troppo simile a 'See the light'. D'altronde non si può guardare troppo da vicino e per tanto tempo la luce, anche se sei cieco. Roger Waters, ma anche Edoardo Bennato, tutti quelli che si soffermano troppo a contemplarla, ci rimangono fulminati. E Jeff Healey nel 1999 suonava sempre con un gruppo mediocre, cover e canzoncine alla Richard Marx arrangiate in maniera frettolosa, senza idee. Gridando a tutti negli assoli che però lui poteva fare di meglio, ma non sapeva come!

La celebrità che gli aveva dato il filmetto 'Il duro del Roadhouse', le jamsession con Clapton e Stevie Ray Vaughan...
La gente pensa che sei finito perchè non vai più di moda, perchè non ti vede più in giro.
E invece magari tu hai trovato la ragazza giusta e stai da dio, scopi come un riccio e ti alzi nella tua nuova casetta leggendo il giornale invece che farti di coca dietro al palco di un blues festival.
Questo ho pensato, nel 1999, ascoltando il disco nuovo di Jeff Healey.
Ho pensato che magari la domenica andava a vedere Vince Carter che con la maglia dei Toronto Raptors faceva la cavallina con la testa del pivot avversario. Io al suo posto l'avrei fatto.

E così Jeff, smessi i panni del mito, mi diventò ancora più simpatico. Gli scrissi anche una mail in inglese per spiegarglielo. Non mi ha mai risposto, a conferma che quindi aveva solo voglia di farsi i cazzi suoi!
Avrei potuto acchiappare un suo concerto al Pistoia Blues più volte, non l'ho fatto. Perchè a quel punto anche io volevo farmi i cazzi miei. Tanto c'è tempo, pensavo. Lui non è più un mito, non cadrà con l'elicottero, non si soffocherà nel suo vomito.
C'è tempo...

Questo errore di presunzione mi costerà caro. Il tempo per ascoltare almeno una volta dal vivo un assolo di Jeff Healey è scaduto. Mi resta quel disco azzurro-ospedale, lo zippone da quattrocento Mb con l'intera discografia che nel frattempo mi sono scaricato. E un po' di amaro in bocca perchè uno con quel talento avrebbe dovuto in fondo cercare di spremersi un po' di più.
O forse no. Forse Jeff Healey alla fine voleva farsi solo i cazzi suoi.



Ti voglio bene fratellone canadese, grazie per le tante idee che mi hai regalato.
Salutami tanto Stevie Ray. Ti ricordi?

video di Jeff & Stevie Ray







DOPO UN FODDSTOCK NON QUALUNQUE
10/11/2007 - 14:28
Vi ringrazio per esserci stati, per avermi aiutato a passare le mestruazioni del compleanno.
Vi ringrazio perchè siete tra i pochi (insomma, eravamo più di cento il sabato) a condividere le mie passioni e i miei ideali...

Il Foddstock in fondo è la rappresentazione del mondo che vorrei.
Almeno per 2 giorni vanno in scena le mie infantili velleità.

Sarà che ho visto troppe volte 'Alice's restaurant'...
Sarà che quello che vedo, leggo e vivo tutti i giorni non mi soddisfa più. Anzi, mi fa venire nausea.

Ma basta sbuffi e sospiri...
Il Foddstock è proprio una reazione al vittimismo. Una reazione al 'che schifo'!
E' un sonante vaffanculo a tutte quelle persone che frequento (o che ho frequentato) e che non sono da Foddstock! Vaffanculo a tutta la miseria e la pochezza che riempie le giornate di furbetti e arraffoni, anche nel mondo della musica.

Non vi nascondo che nel mio ambiente faccio sempre più fatica a trovare il valore delle persone. Perchè è un mondo veramente difficile e competitivo che abbrutisce. E che quindi ti prende per sfinimento, ti fa passare la voglia, anche se suonare rimane la cosa più bella del mondo, almeno per me.
Suonare resta l'unica oasi intatta in un deserto di sabbia e gole secche che si picchiano per l'ultimo sorso nella borraccia.

Ma il Foddstock rende possibile ciò che ormai nel mondo della musica non è più possibile.
Fa sì che artisti e gruppi vengano a Ferrara in una comunità di prima accoglienza. A loro spese, pagandosi la benzina e la cena.
Lo fanno perchè si fidano che nessuno ci lucra, che stavolta non c'è inganno.
Mi piace pensare che lo fanno anche perchè si fidano di me.

Da Latina, da Borgo Valsugana... tutti con la chitarra in mano e i furgoncini colorati.
Non è un film sul '68, era il 3 novembre a Ferrara.

Penso che se Jimi Hendrix fosse ancora al mondo sarebbe venuto con i suoi feticci voodoo in bicicletta dietro a Bruseghin!
Cristo, io ci credo ancora a Jimi Hendrix!

Dietro a questa edizione del Foddstock c'è stato parecchio lavoro, gratuito. Per questo i ringraziamenti di chi ha partecipato trovo che siano responsabili e doverosi.
Responsabili siete stati tutti voi.

Ma io ci credevo, e non perchè siete voi.
Le persone non sono deficienti o squallide come spesso si mostrano. Ma vanno responsabilizzate.

Vi ricordate nel film di Woodstock gli appelli lanciati alla radio, le raccomandazioni di arretrare, di fare passare le ambulanze, di non prendere l'acido bruno che gira perchè di pessima qualità?
Vi ricordate la fiducia, i cancelli aperti?
La responsabilizzazione degli individui,
invece degli ordini, delle forze che li impongono.

Spiegare il perchè delle cose, fiduciosi che una volta compreso apra tutte le porte.

Vi scrivo tutto questo perchè alla Casona2 il giorno dopo il Foddstock non c'era una cartaccia o un bicchiere per terra. Perchè tutto era praticamente intatto. Perchè bastava un deficiente per rovinare tutto, ma il deficiente non si muove isolato, ha bisogno di complici. Se non ha complici il deficiente perde la sua 'deficientità' e impara dagli altri come si fa.
Questo mi ha insegnato in tanti anni la comunità di prima accoglienza.

Ecco, idealismo spiccio d'altri tempi, figliodeifiorismo retrò.
Forse sono i miei diciott'anni, presi a schiaffi ogni giorno, che tornano fuori prepotenti.

Ora ho bisogno di prendermi una pausa di riflessione. Perchè senza riflessione le belle imprese non servono a niente. Perchè dalle belle imprese nascono le decisioni importanti, e io ne prenderò a breve termine.

Esco dal Foddstock distrutto nel corpo ma ricostruito nello spirito.
Ringrazio tutti quelli che hanno tenuto vivo il mio sogno.
Ringrazio tutti quelli che sono venuti a suonare.
Ringrazio Bruseghin per avere fatto felice il bambino che è ancora in me.
Ringrazio i Casona Boys per tutto il resto.

E un vaffanculo di cuore a tutti quelli che non capiscono, o che sghignazzando alzano le spalle.
Mi fate pena, voi.





SULLA CIMA DEL VIòZ
1/8/2007 - 15:15
Come sempre la partenza è fissata a orari da panettiere, dovendo salire un bel po' di dislivello è importante distribuirlo su parecchie ore della giornata.
Dunque il ritrovo a Lavis da Milo è per le 6.30 ufficiose, che diventano le 7.15. Partenza per la valle di Pejo, dove si staglia la ripida erta del Viòz, che dà accesso al gruppo del Cevedale.
Mi piego di malavoglia all'ineluttabile funivia che ci consente di schivare 1000m di salita su prati e bosco. Ma Milo ha ragione, non avrebbe senso compromettere la salita alla cima per mancanza di tempo o di energie nell'ultimo tratto.
Nonostante le previsioni meteo trionfali il sole stenta ad uscire, le nubi sono lì qualche centinaio di metri sopra di noi, neanche troppo spesse. Eppure saliamo, saliamo, e loro salgono con noi avvitandosi sulla nostra meta.
A dire il vero non me ne dispiace più di tanto... Conosco il servizio meteo di Arabba e so che comunque è infallibile, dunque prima o poi si aprirà il cielo! E sulle ripide serpentine tra erba e pietraie l'ombra ci dà una frescura veramente piacevole. Nonostante siamo sopra la fonte dell'acqua Pejo e sotto i ghiacciai millenari del Cevedale, sul sentiero non ci sono ruscelli da cui attingere con la borraccia, e il consumo di liquidi con il sole a picco sarebbe davvero enorme.
Si cammina veloce, si parla un po', non troppo perchè comunque in montagna è così bello stare zitti! Superiamo a ritmo costante drappelli di merendoni con le racchette da neve (assolutamente inutili in un sentiero su roccia). Vociano, sudano, chiedono quanto manca con voce lagnosa, un gruppo di venti cialtroni si rifiuta di darci strada ignorando le prassi dell'andare in montagna. Con fastidio ce li leviamo di dosso e proseguiamo l'ascesa verso le nuvole.
Sono in forma splendida, sento le gambe avanzare a ritmo regolare, la testa è lucida e conduce gli scarponi sui sassi migliori, disegnando il percorso più redditizio tra gli sfasciumi del pendio morenico. Anche Milo davanti a me si sente padrone della sua situazione. E' un ottimo compagno di montagna, sembra che il nostro sia un affiatamento consolidato e invece è solo la seconda uscita assieme. Uno sbalzo delle mie pulsazioni mi fa intuire che probabilmente abbiamo varcato la soglia dei 3000m di altezza. Rallento per dieci minuti il passo per compensare senza danni il dislivello e prendo un paio di gelatine di frutta per darmi carburante. Non ci siamo ancora fermati e la colazione delle 5 di mattina è bell'e bruciata ormai!
Uno squarcio nel cielo ci illumina la vista e ci fa intravvedere il rifugio Mantova poco sopra di noi. Un quarto d'ora e lo raggiungiamo. Ci troviamo a 3535m di altezza, siamo partiti da 2350m circa un paio di ore fa. E' un'ottima media, la metà del tempo indicato dalle guide. Sotto di noi l'abisso della valle appena risalita, intorno maestose vette coperte dai ghiacciai. L'aria è sensibilmente rarefatta, non fa freddo eppure punge. Il cielo burroso di nuvole con ampi squarci di sereno ci invita a proseguire. Il nostro piano di ascesa prevedeva una sosta-merenda al rifugio, ma l'affollamento e le nostre ancora integre forze ci convincono a proseguire ulteriormente fino alla vicina cima del Viòz. Segnalata come una facile arrampicata si rivela in realtà una semplice salita su roccette e sfasciumi. L'anticima con la sua croce ci introduce alla punta più alta del monte. Dopo due ore e mezza di cammino ci troviamo ora a 3647m di altezza!

I complimenti e lo scambio di foto con il mio compagno durano poco.
Stanno arrivando due gruppetti di 'colleghi' e non vogliamo occupare la croce di cima.
La direzione nord mi fa venire l'acquolina in bocca! Il ghiacciaio seguendo un evidente tragitto porta alla cima del Palon de la Mare, a occhio sarà un'ora di cammino. Da lì si intuisce una breve ma ripida discesa in un canalone, dove risale il pendio per il maestoso Cevedale, sovrano di queste Alpi. Il cuore direbbe di partire all'assalto, ma ci vorrebbero almeno altre tre ore e un pernottamento... Mi riprometto con Milo di pensarci per la prossima volta. Il trekking delle cime, stupendo percorso tra i ghiacci che oltre al Cevedale tocca l'Ortles, il Gran Zebrù e molte altre punte affascinanti!
Dal Viòz proseguiamo a ovest sul filo di cresta fino a raggiungere una cima di pochi metri inferiore, il Linke. Da qui lo strapiombo guarda il ghiacciaio sottostante, con chiari segni di agonia e crepacci slabbrati. Un boato lontano, una valanga in direzione del Cevedale, un minuto di tonfi sordi e poi il silenzio. Intorno al Linke lo scioglimento dei ghiacci rilascia le testimonianze della Grande Guerra, conservate sotto il gelo per quasi cento anni. Pezzi di legno dell'accampamento, proiettili e mortai inesplosi, una slitta per portare munizioni. E ancora barattoli arrugginiti, brandelli di stoffa e ossa... Tante ossa, vertebre e poveri resti di militi ignoti scomparsi in questo inverno perenne.

Un pasto veloce ed energetico e cominciamo la discesa. Come sempre il ritorno ha il sapore del relax, non ci sono le feroci motivazioni della salita ma la soddisfazione della cima e un senso di pace interiore che vale il prezzo del biglietto!
Ripercorriamo il sentiero e mano a mano che abbassiamo la quota ritroviamo i merendoni impantanati e piagnucolanti. Sfioro la rissa con una folta comitiva che ci tiene incastrati per parecchi minuti senza farci passare negli slarghi! Sento i fischi delle marmotte, incontro a pochi metri un camoscio al pascolo. Un turista dall'accento romano insiste si tratti di un capriolo, seppure sia senza le tipiche corna e mille metri abbondanti al di sopra del suo habitat! Lascio il fallito etologo alle sue balorde convinzioni e mi getto per la ripida discesa.
Sono le 16 quando io e Milo raggiungiamo la stazione della funivia. Potremmo anche proseguire a piedi ma abbiamo già il biglietto per il ritorno. In più i miei piedi presentano orrendi segni di martirio, preludio al pensionamento dei miei vecchi scarponi. Seguo un rumore di scorrimento fino a raggiungere un ruscello dove ristorare le mie ferite. Levo le calze intrise di sangue e immergo nell'acqua gelida gli alluci con le unghie spaccate e le vesciche scoppiate sui talloni.
Torno a casa lievemente zoppicante, assonnato e col viso fosforescente. Con un sorriso grande così.







Un trionfo non annunciato...
12/6/2007 - 13:10
5 giugno, Malborghetto di Boara, a un tiro di schioppo da Ferrara...

ci saranno almeno mille persone venute a sentire il gruppo folk degli ArtaPanciu. E' passato un mese esatto da quando sono partito per la Romania, da quando ha preso forma il LIVE@PANCIU (il concerto tzigano di Cisco accompagnato da questi musicisti rom).

E adesso sono qui, questi musicisti un po' scalcagnati ma pieni di umanità e a cui è impossibile non affezionarsi. Sono nella mia città e suoneranno quello che conoscono, quello che sanno fare. Non sono turnisti, non sono professionisti della musica, non sono per nulla eclettici. Tutte i brani che gli fai suonare, siano di Stevie Wonder o dei Massive Attack, hanno sempre lo stesso sapore gitano, lo stesso suono da ArtaPanciu Rom Band.

Mille e passa persone giù dal palco che aspettano il concerto. E' venuto anche Cisco a questo loro battesimo italiano, e sicuramente la sua presenza ha creato molte aspettative in città... Ma mi piace pensare che non siano venuti qui tutti per ascoltare ancora una volta me e Cisco, ma per conoscere questo suono così antico che pare nuovo!
Forse mi illudo, ma a volte illudersi fa bene.

Il soundcheck è stato surreale, gli ArtaPanciu non hanno mai avuto un palco così grande, un impianto così rumoroso, una cassa-spia ciascuno per sentire gli altri musicisti.
E ora parte un video promozionale del progetto di IBO Italia e del Live@Panciu, il pubblico batte le mani, cresce l'attesa per l'ArtaPanciu. Sono un bel po' teso, ho paura che i 'miei' musicisti romeni non reggano il peso della sfida. Non c'è scaletta, impossibile pretendere che ne seguano una. Si improvvisa, come sempre.

Ecco, cominciamo a scaldare gli strumenti, parte il primo pezzo, un valzer talmente stonato e lancinante che pare uscito da un film dei fratelli Cohen... Sguardi attoniti della prima fila, glielo leggo negli occhi il pensiero che questa è musica da balera, e per giunta suonata male! Vado al microfono e urlo 'Questa non è musica da ascoltare seduti, ma da ballare, se ne siete capaci!'
Una coppia raccoglie la sfida, poi un'altra, e un'altra ancora. Rapidamente si svuotano i posti a sedere e si scioglie la tensione. Il pubblico accetta la sfida ironica ed entra nella sceneggiatura del film, fino alla fine del valzer. Applausi divertiti, mentre me li godo tutti Vasile decide di rompere gli indugi e il suo violino parte con una batuta, la polka gitana suonata a 250 di metronomo! Decolla l'ArtaPanciu intera dietro di lui, questo è il suono che mi ricordavo della Romania...
E decolla anche il pubblico, le coppie si sciolgono e inizia una sbornia collettiva di pogo e di salti frenetici.

Gli ArtaPanciu seduti sulle seggiole, nonno Vasile con il turbo inserito disegna note velocissime sul suo antico e impolverato violino. Giù è un calderone che ribolle...

Sono felice, per loro più che per me. Sono felice di aver reso felici questi musicisti. Il mio mestiere sa essere così soddisfacente a volte... sa essere molto più di una marchetta. Basta volerlo.

La fatica di questo mese, i sacrifici per realizzare il disco degli ArtaPanciu, i malumori e le incomprensioni, le preoccupazioni per il futuro.
Per una sera lascio tutto alle mie spalle e mi godo il trionfo dell'ArtaPanciu Rom Band!





VIVERE IL GIRO D'ITALIA... IN BOLLETTA!!!
17/5/2007 - 16:51
I REPORT PUBBLICATI SU www.ilikebike.org

E' strano essere accreditati per il Giro d'Italia e contemporaneamente trovarsi col portafogli a secco... Frequenti persone che girano su macchine fresche di autolavaggio, che profumano di bucato con foulard rosa, e tu stai lì a fissarle sulla tua bici scassona pensando: siamo colleghi!!!
Ebbene, prima tappa di Venezia. Una trappola per le tasche di tifosi eaddetti ai lavori. A Venezia se sei in bolletta ci arrivi anche, al Lido ti attacchi...
(CONTINUA)
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Il Giro d'Italia in Bolletta del 2009

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CRONACHE DI UN VIAGGIO AD AUSCHWITZ - sul Treno della Memoria
31/1/2007 - 0:11
25/01/07

Sto partendo per Auschwitz!
Ripeto tra me e me questa frase, quasi volessi farmi impressione da solo, quasi cercassi da subito di mettermi nell'ottica di ciò che andrò a vedere.
Non funziona. La frase ripetuta fino all'ossessione non sortisce alcun effetto emotivo. L'unica preoccupazione che mi occupa il cervello è quella di non aver scordato nulla... Passaporto? Ce l'ho! Trasformatore per ricaricare l'ampli? Ce l'ho! La Stratocaster è lì nel sedile posteriore... Boh, mi sembra di aver preso se non altro il necessario, e comunque il mio ritardo alla partenza è già tale che non mi consente di ripassare anche i dettagli dello zaino. Divoro le Statali della bassa, che ormai conosco palmo a palmo, freno giusto dieci metri prima degli autovelox fissi per poi ripartire a razzo, taglio le chicanes...
L'arrivo a Carpi ha del miracoloso, tanto che mi immagino Ascari che mi stringe la mano e mia madre sullo sfondo che mi dà del coglione davanti a lui! Ma tant'è, come dicevano i Blues Brothers, sono in missione per conto di...
Già, per conto di chi?
Questo ancora non lo so, e credo sia meglio così perchè partire per un viaggio con tutte le risposte già in tasca è quantomeno presuntuoso.
(CONTINUA)

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Scarica il diario del viaggio ad Auschwitz di Guido Foddis

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QUEST'ANNO, TRA CINQUE ANNI...
2/1/2007 - 0:39
Non lo so, davvero... non so.
Non so cosa aspettarmi, o forse ho paura di aspettarmi ciò che non arriverà, o di presentire qualcosa che temo arriverà.
Per cui non esprimo desideri.
Solo una cosa chiedo a questo nuovo anno che comincia: che sia un anno importante.

Temo tante sciagure, ma forse la più spaventosa, perchè irreparabile, è lo spreco del tempo.
'Il tempo non torna più' scriveva l'insopportabile Enrico Ruggeri tanti anni fa. Ed è vero.
Uff... difficile da accettare per un sandrone come me che vive sempre con la testa rivolta in avanti ma col cuore rivolto all'indietro...

E allora una banalità come questa mi fa vibrare il muscolo nel petto.
Quante idee ci sono che sai che sono vere, che le senti dire migliaia e migliaia di volte, tanto che ti ci abitui e le dai per scontate?
Poi un giorno ti capita di sperimentarle di persona e rimani letteralmente folgorato! Solo allora le capisci davvero.
Ecco, questa per me è la vita. Capire davvero.

Il tempo non torna più, l'ho capito davvero. Ancora non sono riuscito ad accettarlo, ma è un altro discorso. Questo 2007 adesso non mi fa nessun effetto, ma tra soli cinque anni lo penserò con grande struggimento e nostalgia, avendone compreso a posteriori tutti i significati, gli aspetti che la vita nel presente mi rende opachi.

Questo è il punto.
Sono disposto a vivere di struggimento. Sono condannato, temo, a vivere nei ricordi. Ma mi rifiuto di vivere di rimpianti.

Anno 2007, fatti sotto, sono pronto!





IL RAVE DI SANTO STEFANO
27/12/2006 - 1:46
Il 26 dicembre giorno di riposo? Ma quando mai?
Oggi non tira aria da pantofole, tira aria da manette dato che sto per effettuare un raid musicalcolico nella mia ormai ex città di residenza...

Avete presente come si prepara una pentolata di vin brulè? Io no, anche se a cucinare me la sono sempre cavata piuttosto bene (come testimoniano le mie mammelle e i miei fianchi generosi...)

Ricetta: slitrare nel pentolone il vino, in esso scortecciare i bio-limoni, catapultare un cucchiaio di chiodi di garofano, frazionare qualche stecca di cannella e infine diabetificare con etti di zucchero. Bollizzare il composto organico così ottenuto.
Semplice no? E' il concetto della fagiolata alla Bud Spencer, dove viene sistematicamente rovesciato ogni ingrediente più o meno compatibile. Questa ricetta di vin brulè trovata su internet e poi adattata a ciò che avevo in casa verrà così tramandata ai posteri come la 'tòt dèntar'!

Ora che il brulè è pronto lo sistemo bello rovente in una pentola a pressione che sigillo e inserisco in una borsa di vimini, reperto vintage delle vacanze familiari in spiaggia negli anni '70! La studio con cura e mi chiedo stupito come possa aver tenuto botta tutti questi anni, con i suoi manici ancora saldamente attaccati al corpo...
In un sacco nero del pattume di dimensioni gigantesche trovano posto panettoni, pandori e, colpo di scena, pizzette assortite e un ettaro di erbazzone, che non so perchè ma stava in frigo da un giorno. L'erbazzone è un dettaglio fondamentale per il rave di Santo Stefano! Mi sa molto di punk ferrarese, la corrente culturale di cui vengo ritenuto portabandiera...

I guanti senza dita e un berrettone boliviano a prova di polo nord completano la preparazione dell'evento. Esco così di casa chitarra sulle spalle, carico come un mulo e conciato come un deficiente!
Pochi passi e uno scricchiolio sinistro prelude alla rottura del manico della cesta di vimini. Hai resistito per decenni aspettando questo momento eh, manico di merda! La pentola a pressione, per fortuna rimasta chiusa, rotola per corso Porta Po. Auguri a tutti! Auguri anche a quello stronzo del secondo piano che incrocio e che come sempre non mi saluta!

La prossima tappa è a casa dell'Inge, il mio fonico-tecnoriparatore di fiducia che mi sta dotando un miniamplificatore di una nuova poderosa batteria ricaricabile. Come tutti i geni dell'elettronica è rimasto appiedato da una banale foratura, dunque mi precipito a soccorrerlo accumulando così il mio solito quarto d'ora di ritardo. Meglio così, cominciava a preoccuparmi la mia puntualità...
Recuperato l'amplificatore e lasciato in dono un pezzo di erbazzone al prode tecnico del suono parto in direzione Bologna!
La macchina diffonde un intenso odore di brulè per la strada statale.

Bologna sono di nuovo qua! Fanculo Bologna!
Nel frattempo ho ricevuto SMS di ogni tipo da gente che si è persa, gente che chiede perchè è lì da stamattina e non si è ancora visto nessuno, gente che tira il pacco dell'ultimo minuto con improbabili balle (tipo 'ho un parente che nel pranzo si è sentito male e lo sto portando a fare accertamenti').
Come ho imparato negli anni vissuti qui, Bologna sotto le feste è divertente come una visita in certosa! Non c'è quasi nessuno per strada, gli studenti sono a centinaia di km che si abbuffano in famiglia. Mi fa compagnia solo Sirio con il suo occhio elettronico, che non capisco mai se è aperto, chiuso o socchiuso. So solo che se non passo è chiuso, se passo era aperto!

Matias è lì che mi aspetta in via Zamboni per farmi da sherpa, così gli affido il sacco nero e la chitarra. A me rimane l'amplificatore e la sgangherata borsa di vimini senza un manico. Arrancando e scancherando raggiungiamo la piazza designata per l'esibizione. Entro pochi minuti l'assembramento di malvissuti si completa e cominciano i brindisi, nell'ordine rigoroso: alla figa, alla vita e a noi!
La fa da padrone il Canapaio, figura chiave di tutti i miei rave party, a partire da quelli sul camion di qualche anno fa. Questo instancabile compagno, che a seconda delle circostanze sa trasformarsi in elettricista, meccanico, allenatore di calcio, fonico, tour manager e chissà cos'altro, estrae un computer portatile che con 13 riduttori a catena riesce a collegare al mio amplificatore...
La gente che esce da messa viene così investita da Donna Summer e Diana Ross (il repertorio da deejay del Canapaio è ancorato alla sua gioventù bresciana, quando Tony Manero non era ancora diventato un assassino).

L'arrivo di una fetta di Trichet è il segnale, inizia il live in Santo Stefano! Fisarmonica, chitarra acustica, come sempre in-udibile, e chitarra elettrica, questa l'estemporanea formazione. Cerco di levare i guanti senza dita, ma nella colluttazione un paio di falangi di stoffa si strappano irrimediabilmente. Ecco perchè costavano poco!
Ringrazio prontamente Dio per questo nuovo contrattempo e gli dedico una canzone. Non la eseguivo dai Mondiali Antirazzisti... Nella versione country alla Johnny Cash, cantata da me e dai presenti a labbra serrate, ecco a voi... 'Camminerò (sulla tua strada Signor)'!!!

Lo scoppiettante concerto di strada si dipana ora su polke irlandesi del repertorio trichetista, ora su improbabili cover, per finire poi su qualche mia canzone cantata dai malvissuti presenti ormai già in stato di molesta ubriachezza! Ecco allora che la motivazione politica di questo rave esce allo scoperto, sotto forma di instant song! Il soggetto della canzone testè improvvisata è naturalmente il sindaco, grande assente di giornata. 'No Coffy? No party! No Coffy? No shop!' Così recita più o meno la mia instant song...
Il Canapaio annuisce solenne, mentre fa su un cannone.

I malvissuti ballano quadriglie, eseguono coreografie cosacche, si lanciano in valzer da balera. Ci stiamo divertendo, dunque avremmo tutte le carte in regola per essere arrestati... Ma la tanto temuta SS di Bologna non viene a interrompere il nostro concerto, che così si conclude positivamente verso le 21. Il Valsugano estrae un fornellino e mette a scaldare una pentola di parampampoli sotto il portico (pratica del tutto illegale per noi gente di pianura) mentre i superstiti infreddoliti spazzolano ogni traccia alimentare dal grande sacco nero del pattume, ormai diventato floscio e privo di personalità.

Io controllo i mille SMS che nel frattempo sono arrivati sul mio telefono. Uno è di mia sorella e dice: 'Ho un gigione di 3,8 Kg attaccato alla tetta! Si chiama Piero!'
Benvenuto Piero! I malvissuti emettono un boato di partecipazione alla notizia che sono di nuovo zio!

E' stato bello, grazie ora vado, ciao! Ciao! A presto! Cosa fai a Capodanno? Ci sentiamo, sì, smack, salutami tutti, anche tu.

Il ritorno verso la macchina è molto rilassato, merito anche del prode Canapaio! E' andato tutto liscio, stranamente...
Infatti la macchina non parte! Porca puttana! Telefono al mio sherpa e al Valsugano, ancora nei paraggi, e iniziamo una focosa sessione di spinta. Inutile, manco a dirsi. Per fortuna dal mio baule modello Doraemon salta fuori un cordino da scalata in buone condizioni. Lego la mia Ford alla Fiat Punto di Matias e mi faccio trainare per i viali di Bologna. Che scena surreale... E' il made in Italy che trionfa sul made in USA! Oggi sì, posso proprio dirlo fuor di metafora che... LA FIAT TIRA UN CASINO!!!

Una scintilla, bruuummm, miracolo! Il calvario si esaurisce così sul ponte di San Donato!
Libero ormai dalla fune posso imboccare la strada del ritorno. L'odore di brulè in macchina mi accompagnerà ancora per giorni temo. Sirio probabilmente mi manderà una cartolina tra un paio di mesi. Ma tanto che cazzo me ne frega? Penso solo che un gigione di 3,8 Kg è attaccato alla tetta di mia sorella!





L'UOMO PANINO
15/12/2006 - 11:33
Nella società in cui vivo le persone sono come panini.
Vengono consumate velocemente, in piedi o appoggiate ad un bancone.
Non c'è il tempo di gustarsi le persone stando seduti, annusandole, assaggiandole con molta calma e attenzione ai particolari.

Ma nella società in cui vivo cosa succede quando una persona si perde e ha bisogno di ritrovarsi? Non essendo più un panino da digerire velocemente risulta poco commestibile.
Viene lasciata lì, che se ne vada a male! Di tanto in tanto un consumatore veloce, ricordandosi quanto era profumata poco tempo prima, prova a riesumarla. E si stizzisce quando vede che il poco tempo del suo tentativo è stato tempo buttato via.
Il tempo. Nella società in cui vivo vale molto più delle persone.

Il poco tempo fa credere che una persona, quando si è persa, abbia bisogno di un aiuto concreto. Di un favore, di un consiglio, o di chissà quale altra diavoleria...

Volete sapere qual è il trucco per aiutare una persona a ritrovare se stessa, e dunque il suo profumo?
Servono due ingredienti semplicissimi: la presenza e la pazienza.
Nient'altro.
Al resto, vedrete, penserà la persona che si è perduta.





PER CHI SUONA LA CAMPANA?
14/12/2006 - 1:31
E' passato poco più di un anno da quel mio viaggio in Sudamerica.
Eppure nel frattempo ho già vissuto tre volte, e tre volte sono morto... Gesù in confronto era un dilettante!
Faccio fatica a ripensare a quell'esperienza, come a tante altre, perchè il quotidiano mi costringe sempre ad accantonare i ricordi e a saltare gli ostacoli per inseguire i sogni. A volte per saltare gli ostacoli devo guardare per terra, perchè sono ostacoli duri e se non prendo bene le misure mi inciampo. A volte invece serve che salti guardando fisso in avanti, ho bisogno di vedere il traguardo che mi sono prefissato o non trovo abbastanza grinta per superare la barriera malefica. In ogni caso non si può superare gli ostacoli e inseguire i sogni guardandosi indietro, è semplicemente impossibile.

Il viaggio in Sudamerica mi ha molto segnato. E' stato dunque un viaggio vero, perchè se torni da un'esperienza così uguale a prima vuol dire che in fondo potevi anche startene a casa a guardare un documentario.
Ora ho cambiato casa, registrato un disco, anzi due, trovato amicizie nuove, cancellato persone rivelatesi meschine e visto tanti miei progetti impossibili realizzarsi. Tutto ciò che l'anno scorso mi angustiava è stato rimpiazzato da nuove preoccupazioni. Tutto ciò che l'anno scorso mi riempiva la vita ora mi sembra dannatamente vecchio e insignificante. Cosa mi insegna tutto questo? Che tutte le cose 'per sempre' hanno un inizio e una fine. Che tutti i 'mai' sono tali finchè non decidi di eliminarli. E che in mezzo a tutto questo relativismo c'è l'individuo. Ci sono io. Io in mezzo a cose e persone, io come unico mio vero compagno di vita, indivisibile.
Quanta fatica per cercare sempre di negare questa cruda e dolente verità... Eppure a mie spese ho imparato che è così.

Poi a volte basta una notizia, un flash d'agenzia per fermarsi a riflettere. Per interrompere la corsa sugli ostacoli. Ti fermi col fiatone, ti giri indietro e rivedi gli attori della tua vita passata che si stagliano all'orizzonte... Minchia, manco mi ero reso conto di aver fatto tanta strada! Eh già, perchè se guardi dritto verso i tuoi sogni non ti accorgi che i sogni si spostano insieme a te, sempre più avanti, e quindi hai l'idea di essere fermo. E invece corri, corri, corri... ma dove cazzo corri??? Corro a cercare un buon motivo per vivere, scemo!

Ero tutto intento a superare l'impasse di questo fangoso autunno quando ho letto della morte di Pinochet. E così mi sono fermato a riflettere. Ho ritirato fuori le fotografie del mio viaggio in Cile e ho riletto i diari di viaggio che avevo scritto, riscoprendo i miei sentimenti di quei giorni. Avevo rimosso quasi tutto, forse per paura di affezionarmi troppo, forse per non subire dei rallentamenti durante il mio tragitto. E ora, in questo giorno di crepa sputo fuori prima vapore, poi lapilli e infine una colata di lava... Vomito ricordi ed emozioni. La visita alla Moneda bombardata, lo sputo sul marciapiede davanti alla Scuola della Marina Militare di Valpo, quella in cui si era formato Pinochet. E le persone amiche incontrate nei carrete, alcuni cresciuti in Europa coi genitori esiliati, altri testimoni diretti delle torture e della sparizione di un familiare. La fonda dei giovani comunisti in cui avevo ingollato alcolici fino all'alba ballando sui tavoli e toccando il sedere di una giovane comunista molto carina...
No, non ti ho dimenticato Cile. Non ho sicuramente dimenticato l'odio del tuo popolo verso quel bastardo vigliacco che ti ha svergognato davanti al mondo intero.

Pinochet non è un gigante malvagio della storia come Hitler. E' uno scarafaggio, una persona di scarsa cultura, scarsa personalità, con un'ideologia semplicistica da catechismo anni '50 e soprattutto un senso dello stato degno di un mariuolo dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Pinochet ha preso a modello la crudeltà di Hitler ma non ne ha preso a modello il tragico epilogo. Il Generale non si sarebbe mai suicidato per nessun motivo. E ora che è morto sembra quasi un insulto guardare quello sciocco cadavere e pensare a tutte le vite che ha buttato nel cesso. Come può la Storia dare la possibilità a un simile idiota di cancellare una generazione? Ma se è vero che la Storia Siamo Noi vuol dire che siamo stati noi a dargli quella possibilità. D'altronde non mi sembra che Berlusconi sia molto più intelligente di Pinochet. Non oso pensare cosa sarebbe successo da noi se Silvio avesse frequentato in gioventù la Scuola della Marina Militare invece che le navi da crociera!!!

In Cile l'anno scorso si parlava molto della dittatura. Mi colpì molto questa maturità, per niente scontata, di andare a scavare nella ferita senza reticenza, con rinnovato interesse e conservando la memoria. E' vero che non essendo stato rovesciato il tiranno, ma essendosi accantonato da solo con mille cautele e accorgimenti per la sua incolumità la situazione non permetteva processi sommari e ricambi troppo traumatici nelle cariche statali, e soprattutto in quelle militari. Eppure rimasi stupefatto nel vedere la statua di Allende davanti alla Moneda. Quella statua equivaleva a un processo a Pinochet. Era una stroncatura che il popolo dava al suo dittatore. Rimango convinto che non potendolo condannare in tribunale il Cile abbia condannato il tiranno con quella statua davanti alla Moneda.

Ormai la società cilena, lanciata nel capitalismo e nel mercato globale da protagonista, non aveva più bisogno di quella zavorra. Di quello stupido dittatore, macellaio e ladrone. In Argentina, dove lo sterminio è stato decisamente più tragico per il numero pazzesco dei morti, degli scomparsi, dei crimini contro l'umanità commessi, non c'è mai stato un simile processo di popolo. Tuttora la pacificazione transita attraverso amnistie, revoche delle amnistie, figli di desaparecidos cresciuti in casa dei loro aguzzini che ormai vanno verso i trent'anni e sono la futura classe dirigente dello stato. Sarebbe troppo complicato mettere le mani in quel disastro... O forse sarebbe solo troppo doloroso. Meglio dimenticare, o ricordare a tratti e a piccole dosi.
Invece il Cile ha trovato il coraggio di rimestare la sua merda, anche se non ha trovato la forza di mandare in carcere i colpevoli.

La notizia della morte di Pinochet non mi ha cambiato la vita. Certo, ho partecipato al brindisi collettivo, soprattutto per rispetto di tutte le sue vittime. E non ha cambiato la vita nemmeno ai Cileni, credo. Si sveglieranno domani con gli stessi problemi di tutti i giorni, l'inflazione e la disoccupazione... Ma intanto capisco e condivido la loro emozione.
Tra le pieghe dei ricordi ho cercato l'indirizzo email di Salvador Ernesto Carmona. Conobbi questo simpatico giornalista nella metro di Santiago una sera che tornavo in albergo con Cisco. Per i strani casi della vita lui conosceva i Modena City Ramblers, e avendone riconosciuto il cantante pretese che rimanessimo in contatto.
Così un mese dopo prima di prendere l'aereo di ritorno in Italia ci siamo ritrovati, trascorrendo due giorni meravigliosi, pieni di chiacchiere, patatine fritte e casse di birre, passando da un bar a un appartamento di amici...

Ho scritto a Salvador Ernesto (i suoi due nomi di battesimo mi sembrano eloquenti sulla sua storia e su quella dei suoi genitori esuli) chiedendogli se, in qualità di giornalista e scrittore gli andava di mandarmi le sue impressioni sulla morte di Pinochet. Ecco dunque la sua risposta, è in spagnolo ma penso che con un po' di buona volontà si riesca a comprendere. Lui stesso mi ha dato l'autorizzazione per pubblicarla sul sito.

A Salvador Allende, a Victor Jara, a tutte le vittime dello stupido macellaio ladrone, a tutti coloro che si impegnano a ricordare e combattono ogni giorno perchè le tragedie della Storia non si ripetano mai più.
Ora torno alla mia corsa a ostacoli ma intanto...
Brucia all'inferno, figlio di puttana!



'Ya cremaron a Augusto Pinochet, personaje de la historia de Chile que ordenó torturar, asesinar, desaparecer y exiliar a miles de seres que vieron su vida cortada desde las balas de un 11 de septiembre de 1973.

Mientras las calles del país eran testigos de muestras de alegría y tristezas, en lo personal levanté una copa y pensé en mi padre, mi madre, en mi familia, en cientos de amigas y amigos a quienes este nefasto personaje les marcó la vida.

Nefasto personaje que nunca fue sentenciado por los crímenes que cometió.
Mientras diversos jueces de los tribunales de justicia se jactan de haberlo procesado, insisto, nunca fue sentenciado por la justicia chilena.

Sin embargo, su muerte pasa a ser un hecho meramente simbólico.

Con él se va el asesino, el maldito dictador, pero no se van las estructuras del Estado chileno que el construyó junto a civiles de derecha y militares fascistas durante 17 años, que hasta a la fecha han sido solo modificadas, no cambiadas.

Sinceramente, bien muerto estará este siniestro personaje cuando se refunde el país nuevamente.

Y en las calles no se celebré una muerte, sino se cante y baile por un presente alegre y un futuro promisorio.

Desde Chile un gran abrazo y disculpa por escribir en español, espero aprender italiano, así me podrás entender.'


Salvador Ernesto, (nombres con los que mi padre quizo rendir un homenaje a Salvador Allende y Ernesto Guevara)






KURT COBAIN E LA BEFANA (storie dell'Ultima Notte di Ottobre)
1/11/2006 - 1:57
Dicono che la stagione sta per cambiare, l'ho letto sul giornale proprio oggi e il meteo su internet annuisce sadicamente.
Ma il tempo segue così da vicino il calendario? Di solito penso che no, che anzi ama farsene beffe così poi i mortali timidi sanno di cosa parlare per un po' di giorni...
Ma questa Ultima Notte di Ottobre è veramente lo stereotipo dell'Ultima Notte di Ottobre...
Il vento autunnale che scopetta il tappeto di foglie secche stasera punge la pelle e fa venire voglia di castagne e di camino. Solo ieri era tutto diverso.

Carico la bicicletta sulla macchina e mi accorgo che sto commettendo un errore a non prendere il cappotto. Lo faccio sempre in tutte le mezze stagioni e infatti non si contano i miei mal di gola e le sinusiti...
Il fatto è che le mezze stagioni proprio non le riesco a capire. Cioè se sei buono sei buono, se sei cattivo sei cattivo. E tutti siamo buoni o cattivi a seconda dei momenti. Dunque se fai una media sei 'buonivo' o 'cattno', ma in realtà questa è solo una statistica. Ciò non toglie che quando sei buono sei solo buono, quando sei cattivo sei solo cattivo!
Beh e come mai col caldo e col freddo non dovrebbe funzionare uguale? L'autunno viene a metà tra la canicola estiva e la brina invernale. Ma di fatto quanto dura il passaggio dalla felpa alla giacca a vento? E cosa c'è veramente in mezzo a questo transfert?
La risposta che mi sono dato da quando ho assunto il potere di vestirmi da solo è stata: NIENTE!
Non possiedo quelle cose che in gergo si chiamano 'spolverini' o 'giubbini', ho solo giacconi invernali modello 'scalata al K2', forse perchè avrò sognato migliaia di volte di salirci davvero e non vorrei farmi trovare impreparato nell'evenienza!
Dunque devo solo decidere quando è il momento di finire di crepare dal freddo con la felpa per iniziare a sciogliermi di sudore nel giaccone. Lo scompenso termico e la sofferenza durano giusto un paio di settimane, il tempo che il freddo, quello vero, prenda fissa dimora.
Adesso siamo proprio nel cuore di queste due settimane.

Le mezze stagioni... le mezze misure... non ce la faccio a prenderle in considerazione, sono una persona con troppe oscillazioni sui 'più' e sui 'meno' per apprezzare lo statico piacere del giusto mezzo.
Tutto ciò che è mezzo nel mio vocabolario viene cancellato...
Il mezzo amico per esempio! O sei amico o sei nemico, per chi non rientra nelle due categorie provo indifferenza.
E non parliamo poi delle mezze penne a tavola! Eccheccazzo, già inforchettarle è un casino perchè essendo corte sgusciano ovunque. Soprattutto sulle mie magliette bianche, che ormai rappresentano la cronistoria su tela di quanto ho mangiato. Quanto mi stanno antipatiche le mezze penne...
Tanto vale mangiarle col mestolo, non prima di aver fulminato il cuoco con un'occhiata che tradotta significa: la prossima volta se proprio devi preparare i maccheroni scegli, o le pipette rigate o i rigatoni!

Allora fanculo questo vento freddo, fanculo queste mie divagazioni che mi impediscono di raccontare una normale serata trascorsa con amici senza perdermi nei mille vicoli del mio cervello bacato.
La mia capacità di odiarmi è pari solo alla mia ansia di essere compreso.

Battendo i denti e stringendomi nella mia inadeguata felpa giro finalmente la chiave della macchina e parto.
Non ve l'ho ancora detto, stasera ho in programma di andare a Bologna a vedere un concerto di strada di un amico!

Ecco, quando raggiungo il capoluogo emiliano avrei già voglia di tornarmene a casa. Scarico la bici dal portabagagli e mi avvio per le strade periferiche inseguendo l'eco lontano di un impianto voce...
Maledette sirene bugiarde! Non è il mio amico che suona, è un becero pianobarista fallito che cerca di trascinare nella sua crassa tragicommedia musicale un po' di clienti urlando 'faccela vedè faccela toccà' mentre in sottofondo riconosco il suono del midifile di Renato Zero... il triangolo no! Proprio no! Non oggi almeno!
Kurt Cobain ti prego torna e rovesciagli una colata del tuo caldo vomito da eroinomane. Rovescia le casse dell'impianto e sbatti il pianobarista volgare contro la colonna del portico!

Macchè, Kurt non viene, d'altronde con tutta la volgarità che c'è in giro avrà davvero un sacco di persone da insultare, mai una serata libera, dio che compito gravoso... Kurt fattene una ragione, sei morto per l'anima del cazzo!

Scappo come il Diablo ai bei tempi sul Tourmalet, ma di fianco non ho tifosi in delirio, solo imbecilli con il cappellino da streghetta dark.
Oggi Bologna non si affronta! Tutta colpa della festa di Halloween, l'ultima trovata dell'Ascom per defibrillare i consumi dei cittadini. Provo tanta nostalgia per la nostra Befana, carica di secoli di storia. Adoro la Befana, la sua scopa col manico intriso di Amanita Muscaria. Che fantastica eroina, immersa nelle più affascinanti allegorie medievali!
Ma perchè un continente che gronda tradizioni e cultura come l'Europa deve prendere a noleggio dai barbari americani perfino le ricorrenze? Non bastavano i fast food, i chewing gum, le cluster bombs? Anche Halloween!
Penso con orrore a Ferrara, quando nel futuro prossimo i miei nipoti festeggeranno il Primo Novembre affettando un tacchino allo spiedo invece che una profumata salama da sugo! Spero di non vivere abbastanza a lungo...

Qualche meschino pierre infierisce sul mio già vacillante stato d'animo e cerca di trascinarmi nelle mirabolanti feste del suo locale promettendomi figa e sbronze a prezzi stracciati. Preferirei giocare a briscola con i lavavetri di porta San Donato!
Armato della mia portentosa dueruote dribblo tutti i tentativi di estorsione pecuniaria e in breve raggiungo il portico dove, proprio davanti alla filiale di una banca, il mio amico sta suonando.

Sia lui che i suoi colleghi musicisti si sono impiastricciati la faccia con un collaprene bianco (forse per rimanere nel travestimento spiritesco della festa yankee) anche se la sensazione che trasmettono è più quella italianissima del 'ches'haddafàpeccampà'. La situazione è grottesca e dunque addolcisce il mio umore burbero. E la musica che suonano mi distende le sinapsi. E' musica europea, tradizionale irlandese. E loro la suonano bene. Kurt Cobain, torna a casa và che qui non servi.
Le festose melodie del bouzouki e della fisarmonica richiamano un sacco di papà e di mamme, mentre i loro pargoli scorrazzano per il marciapiede brandendo mitragliatrici, pistole e lanciarazzi giocattolo. Chissà se anche Placanica da piccolo ne aveva.

Ascolto le polke e una giga introdotta dal mio amico al microfono con un meraviglioso 'Bambini avanti, so che andrete tutti matti per la... giga!' Spettacolo.
Quando il concertino finisce mi fermo a parlare un po' coi musicisti e assisto con tenerezza alle smorfie di dolore che fanno quando cercano di scrostarsi il collaprene dalla faccia. Purtroppo l'operazione si rivela particolarmente complicata e richiede l'estremo sacrificio di peli, barbe e qualche capello. Il dolore si trasforma in sadismo allorchè i quattro artisti sofferenti cominciano a lanciare sui passanti i piroli di collaprene appena strappati dal viso. Questa sì è una scena molto da Halloween!

Ora il portico è strapieno, un signore sudaticcio e diessino fino al midollo si impossessa del microfono, si posiziona davanti alla banca e comincia a ringraziare questo meraviglioso istituto di credito per la straordinaria sensibilità dimostrata nei confronti dei bambini e della cittadinanza tutta. Dopo un omaggio del suo buco del culo allo sponsor il monologo continua nel ricordarci quanto sia segno di apertura mentale festeggiare ricorrenze di altre culture, quale può essere la notte di Halloween.
Bene, mi riprometto di venire qui a controllare la sua eguale apertura mentale l'ultimo giorno del Ramadan!
Ma i miei cattivi pensieri vengono addirittura surclassati dall'affronto che occhi e orecchi devono ancora subire: la premiazione del miglior costume di Halloween! Il primo premio lo vince un pargolo di 3 anni, che purtroppo non può venire a ritirarlo (sai com'è, a quell'età i pediatri consigliano di essere a letto già da qualche ora!).
Il primo premio per questo babyvincitore è... un iPod nano ultima generazione! Con cui ascoltare le compilation dello Zecchino d'Oro immagino...
Chissà se al secondo bambino classificato regaleranno un forno a microonde!

Me ne vado sconsolato, mentre i genitori rimasti accalcati mascherano malamente la delusione per l'iPod sfumato e malignano sulla presunta parzialità della giuria.
I portici si svuotano e Bologna implode nei suoi locali notturni ricomponendo la sua facciata quotidiana di presuntuosa fetenza. I pierre anche stasera si sono guadagnati la pagnotta.

Carico la bicicletta in macchina un po' infreddolito. Dentro e fuori.
Penso che non mi ci ritrovo più. A dire il vero penso che non mi ci sono mai ritrovato. Penso con tenerezza alla calza della Befana. Al camino. Ai miei nonni che per loro fortuna non ci sono più.
Penso alla saggezza di Linus che ogni anno aspetta il Grande Cocomero nella solitudine di un campo coltivato.
Penso soprattutto che se fossi una tartaruga scaverei una buca nel terreno e aspetterei il prossimo caldo.

Kurt Cobain, sei proprio morto per l'anima del cazzo!





LETTERA AD ANNA POLITKOVSKAYA
11/10/2006 - 13:04
Ciao Anna,

non ci siamo mai incontrati, anche se conoscerti mi sarebbe piaciuto davvero tanto!

Mentre la videata del pc mi mostra la tua foto, asciutta e seria, non posso non pensare a tutte le domande che ti avrei voluto rivolgere. Alle storie che non potrò mai sentire dalla tua voce...

Anna, tu non lo sai ma per me sei stata molto importante. Mi hai insegnato tanto. E tra le tante cose che mi hai insegnato c'è anche la Russia! Non parlo della Russia da cartolina o da nostalgici comunisti, parlo della Russia di oggi, la Russia di una delle dittature più feroci al mondo.

E' molto complicato sapere cosa succede nel tuo paese dato che non c'è libertà di stampa...
O mangi nella ciotola senza lamentarti oppure prepari il tuo necrologio: questo è il bivio davanti a cui si trova un giornalista russo.

Ci vuole del fegato per parlare di un tiranno al mondo intero ben sapendo che il mondo intero ha paura e bisogno di lui...

Prendi l'Italia: è bastata una settimana di stretta ai rifornimenti del gas per capire che noi alla Russia dobbiamo solo obbedire supini.
Dio mio, è tremendo per un italiano vedere i suoi rappresentanti politici leccare il culo ai governi più efferati, stringere mani sorridenti vendendo armi e conoscenza in cambio di qualche quattrino. Ma non sarà ancora per molto, quando la tua Russia e la Cina non avranno più bisogno di noi, di nessuno... saremo noi gli schiavi del Ventunesimo Secolo.
In un paese bollito, depositario solo della sua storia e delle perle che la Natura ci ha regalato.

Anche noi, Anna, mangiamo nella ciotola del tuo dittatore. Anche noi siamo colpevoli.
Questo vorrei dire ai tuoi figli, so che ne hai due.
Quanto dolore per loro in questo momento. Ma anche quanto orgoglio per avere avuto te come madre. Come insegnante di vita.
Ecco l'immagine di Antonio Russo che torna fuori dagli scaffali impolverati...
Chissà se tu, Anna, e Antonio vi siete mai incontrati. Sono certo di sì... E chissà cosa vi siete detti.

Sarà contento adesso il tuo dittatore. Ora che ha avuto il tuo sangue si sentirà di certo meno sorvegliato.
Di solito i dittatori sono persone rozze e ignoranti, seppure dotate di astuzia e coraggio.
Invece a te è capitato il peggior nemico: giovane, colto, freddo e malvagio. Ogni volta che vedo i suoi occhi da coccodrillo provo orrore e paura.
Ma per fortuna c'eri tu Anna a darmi coraggio, a ricordarmi ciò che in fondo la Storia dovrebbe insegnare se la si studiasse. Ovvero che che per quanto la repressione sia scientifica e violenta il pensiero non muore mai soffocato, sopravvive. E che per quanto siano furbi e previdenti i tiranni raramente muoiono di morte naturale.

Ma a me questo non basta. Avrei voluto fossi tu Anna a raccontarmi la caduta del tiranno.

Mi ricordo ancora quando a Beslan si cercava di trattare il rilascio dei bambini nella scuola, nonostante le forze speciali dello Stato avessero il via libera per non impedire il massacro.
Tu ti eri precipitata all'aeroporto di Mosca per prendere il primo aereo disponibile e regalarmi la tua versione dei fatti, l'unica che a me interessava ascoltare.
Ci ho pensato molto a quel tuo viaggio in aereo, mi sono immaginato la hostess sorridente che ti offre il succo all'ananas corretto col narcotico. O forse era succo di mela... Boh, ci ho pensato comunque sai? A te che ti addormenti e ti risvegli nella stanza di un ospedale moscovita.
Eri così intelligente che devi aver capito subito che Beslan quella volta non l'avresti mai raggiunta...
Una settimana intera sedata in ospedale, un dispaccio giornaliero che spiega al mondo intero che 'non ti senti bene e devi rimanere in ricovero per accertamenti'... come nei vecchi film di Hitchcock.
Secondo me da quell'ospedale il vento ti ha anche soffiato il rumore delle detonazioni, degli spari, le urla dei bambini che gridavano ciao alla vita.

E' lì che ho cominciato a pensare che il tiranno aveva davvero paura di te, che ti considerava un ostacolo. E' lì che ho capito quanto può essere nobile il tuo mestiere. Quasi come quello del chirurgo di guerra.
E' lì che ho capito che ti avrebbe uccisa.

Chissà se i tuoi figli conoscono ogni dettaglio di quell'avventura drammatica. Chissà se a loro hai raccontato dei massacri di cui sei stata testimone in Cecenia.
Sicuramente i tuoi figli conoscono cosa brillava in fondo al tuo cuore, anche se magari in casa parlavate solo di cosa preparare per cena...

Loro sono vivi e stanno bene Anna, non ti devi più preoccupare adesso per loro. Il tiranno voleva te, solo te.

Adesso siediti e aspetta, Anna. Ora tocca al dittatore sudare freddo e aspettare che la Storia gli si rivolti contro.
Probabilmente già c'è qualcuno che sta studiando come eliminarlo, come sostituirsi a lui...
Lui è furbo ma è un essere umano come noi. Prima o poi sbaglierà.

Quel giorno Anna io brinderò per te, giuro che ti penserò. Come penserò a tutti gli altri giornalisti russi saltati in aria con la macchina, deportati, incarcerati, lobotomizzati, fatti fuggire precipitosamente all'estero.
Quel giorno purtroppo il mondo non sarà migliore nè peggiore, la fucina dei dittatori non rimane mai senza...
Ma io leverò lo stesso il bicchiere per te.

Grazie Anna, grazie davvero.

Dovunque tu sia ti dedico questi versi. Li avevo scritti anche per te.

'ho perso la mia vita ma la reputazione
che sono un giornalista, quella mi rimane
se tra il coro di ruffiani con la biro in mano
qualcuno prenderà il mio testimone
non sarò morto invano'





Correre verso...
15/9/2006 - 23:49
La maglietta è quella del concerto di ieri sera, un po' sudata, non l'avrei messa per uscire ma per andare a correre va benone.
E le tennis nere ricoperte di schizzetti di fango secco e di terra polverosa e bianca fanno clamorosamente pandant.
Quante volte sono uscito da questo portone per fare jogging, sempre a orari da pipistrelli e con delle nuvole addensate sulla testa. E tutte le volte mi capita di ricadere in questo stesso pensiero, quasi come un rito propiziatorio prima di scendere negli inferi della fatica.

La città quando la guardi correndo non sembra mica la stessa, almeno a me capita di notare molti particolari divertenti e inutili, come il fatto che il semaforo della via grande dura quasi il doppio di quello della via piccola che incrocia. Oppure mi accorgo di quante sconnessioni hanno i marciapiedi, di quante macchine parcheggiate a fila sono dello stesso colore, cose così.
Le persone le vedo poco. Forse è per questo che mi piace andare a correre a quest'ora.

Correre a Ferrara non è come correre a Bologna o in un'altra città tecnologica. Correre a Ferrara è come vedere un film al cinema da solo, con la sala vuota. Percorro via Ercole d'Este, una strada talmente dritta che ogni volta ti illudi che sia anche corta, e invece è un diabolico rettilineo verso l'infinito che termina in leggera salita.
E se stai facendo jogging a Ferrara le Mura sono la tua direzione.

Che strano rapporto ho con la mia città... Mi sembra quasi di sentirne il battito mentre calpesto i ciottoli, e invece questo 'stump - stomp' è il mio battito, il battito dei miei piedoni numero 47, il battito dei miei pensieri, che ricominciano sempre da dove avevo terminato la corsa precedente, lo stesso battito che producevo ai tempi del liceo su questo marciapiede, la campanella suonata da un pezzo e io che cercavo di fare più in fretta possibile...
Forse davvero questo 'stump - stomp' è il battito che unisce me e questa città, che congiunge situazioni, aneddoti e stati d'animo in quel grandissimo mistero laico chiamato 'vita'!

Il profumo di soffritto mi anticipa che sono già nei pressi del ristorante fighetto vicino alle Mura. Non ci sono mai entrato, tanto lì ci vanno solo i ricchi e gli sboroni, mi sembrerebbe quasi di infrangere un tabù se ci entrassi adesso che forse me lo potrei anche permettere... Come sempre ci sono belle macchine parcheggiate a lato, toh: distinguo un Mercedes e un Maserati. A lato di un'Audi una finestra ti introduce invece alle cucine, dove si percepisce il caldo e la puzza di fritto. Ecco, lì mi piacerebbe curiosare, o solo starmene in un angolo in silenzio per imparare nuovi trucchetti e sentire i commenti cattivi sui clienti in sala.
Ma è un attimo, i passi già mi spingono oltre, la Mura è a una decina di metri, lì dove sorge la Casa del Boia!

Salendoci sopra si ha sempre un po' la sensazione meravigliosa di entrare nello stadio da vincitori della maratona olimpica...
Dio che meraviglia, che tempesta di emozioni dev'essere vincere la maratona alle Olimpiadi. Ma non ho ancora rotto il fiato, altroche vittoria, qua se non ci sto attento finisce come Dorando Pietri... forse i ciottoli prima mi hanno messo troppa fretta e ho distribuito male il ritmo. Occorre un pelo più di spinta e passi meno frequenti per ritrovare il ritmo. Ritmo, ritmo, ritmo... La corsa è ritmo. Se vai a tempo duri, se sei stempato scoppi, tutto lì.
Delle volte la corsa è swing, altre volte è un meraviglioso ballo caraibico, ogni tanto è una techno-dance, dipende da che problemi ti stai portando dietro da casa.

Non mi venite a dire che si va a correre senza problemi o pensieri da affrontare. Balle! Altrimenti dove trovate la pazienza e il masochismo per quest'ora di sofferenza ed espiazione? Quando sei liscio, senza guai, vai a giocare a basket, o a tennis. Ma quando devi capire, devi riflettere, devi decidere è qui sulle Mura che devi venire.
Qui mi sono rifugiato nel periodo romano della luccicante professione, qui ho cercato di aggrapparmi negli anni di sbandamento, qui ho trovato la forza per risalire. E qui sto di nuovo cercando la voglia di essere.
Più hai da pensare, più vai a ritmo, meno senti la fatica.

Il rumore dei piedi è un pochino più leggero ora, mi sembra quasi di aver acquistato una certa eleganza, alla Cassius Clay, addirittura cerco di alzare un po' di più i tacchetti e spingere meglio con le braccia, come vedo fare nei meeting di atletica leggera. Sono patetico ma non me ne frega niente, sto giocando e quando gioco non voglio essere interrotto!

Di colpo mi ricordo tutto, anche come ci sono finito oggi sulle Mura. La mattina il solito stato di ansia che ormai riconosco con un certo anticipo, la preoccupazione per il futuro che mi aspetta e che non riesco a capire quanto è voluto e quanto invece procede per inerzia. Anni e anni che corro, via da qualcosa o da qualcuno. Anni che corro via da questa città, totem della mia insoddisfazione, dell'inquietudine di vivere senza aver provato tutto. Come si fa a non sentire il richiamo che viene dal mondo? A non provare l'ambiziosa voglia di possederlo, di sentirlo proprio? Come si può rinunciare a tutto questo per vigliaccheria e paura? Io, che un po’ vigliacco e fifone lo ero fin da piccolo sono anni che sfido questo drago chiamato Ferrara, che cerco di ucciderlo. Anni che metto tra me e questo malinconico borgo palustre distanze, amori e musiche.
Eppure il drago è ancora qui, è vivo e io ci sto correndo sopra.

Senza accorgermene sono già alla discesa che raggiunge il torrione del jazz. Dentro al baluardo medievale anche quest'anno i 'pianobaristi dello swing' eseguiranno le richieste di ricchi notai, in un’atmosfera deprimente da belle epoque. Che umiliazione per la musica dei neri! Essere mortificata da committenti supponenti e incompetenti e da spenti esecutori. Il jazz è la musica della ribellione, della libertà, dell'espressione dell'individuo. Nel jazz, quello vero, c'è il sesso più torbido, il marcio e il divino di ogni uomo, è il sangue alla testa, è un'ubriacatura analcolica!
Ho visto più jazz per le strade del Sudamerica in un solo giorno che a Ferrara in tutta la vita. A Ferrara non c'è un buon motivo per fare jazz, per questo nessuno lo sa fare nè ascoltare. Il jazz, quanto l'ho amato e quanta pena mi fa ora... Ma è sempre così, quando passa un po' di tempo l'oggetto del tuo amore svanito si pittura inevitabilmente di compassione.

Riavvolgo il mio percorso come Pollicino e, raggiunta nuovamente la Casa del Boia, affronto un diverso tratto di Mura, quello che mia mamma da piccolo mi ha insegnato a chiamare 'la Mura degli Angeli', nome che trovo meraviglioso!
C'è un silenzio inquieto nell'aria. Nonostante ieri sia piovuto, un vento caldo mi fa gocciolare copiosamente di sudore. Ma ormai il fiato è rotto, i pensieri scorrono senza filtro e alla velocità delle droghe sintetiche. Mi rivedo bambino su questo tratto di Mura, con la mamma e mia sorella sul biciclino mentre andiamo al Parco Robinson dove c'erano le altalene migliori ed erano sempre libere!
Ora non ci sono più, inghiottite dalla fredda ristrutturazione che la città si è imposta per acchiappare il turista affamato di Medioevo e di Rinascimento. Le altalene sono dei bimbi, e i bimbi vengono sempre dopo i turisti.
Io ai bambini invece affiderei l'assessorato allo sviluppo, mettendo alle loro dipendenze un pool dei migliori ingegneri, geometri e architetti. Vuoi mettere le idee sensazionali che salterebbero fuori? E poi un bimbo quando sbaglia, almeno non lo fa apposta.
Non la riconosco mica più la mia città, forse troppo tempo sono stato via! Nella città che mi ha cresciuto non avrebbero mai permesso a dei poliziotti di massacrare un ragazzo senza motivo e poi di zittire e intimorire testimoni e giudici. Questa è sempre stata una città di biciclette, di famiglie, di pane caldo la mattina al posto della brioche metropolitana. Poco incline alle rivoluzioni e ai moti giovanili, e dunque anche alla repressione. Si percepiva la presenza di un nucleo solido come il carato della carruba di idee condivise. Ti lamentavi, sì, tutti si lamentano sempre... un po' perchè è bellissimo fare le vittime e un po' perchè se ti lamenti alla fine qualcosa ci guadagni sempre. Ma erano lamentele annoiate, di facciata... in fondo ciascuno aveva il proprio metro quadro.
E invece ora Ferrara mi sembra una città di pochi, che ostenta sicurezza per nascondere la propria inconsistenza.
Vedi? Il drago non l'ho ucciso, è ancora qui e ci sto correndo sopra.

Frattanto le luci del Nord-Ovest, l'imbocco di Porta Po, io di nuovo inverto la rotta e torno verso la Casa del Boia. Dicevamo? Ah, si! Eccomi ancora qui nella mia città natale, dopo tutta la strada percorsa per uscirne! E se invece avessi camminato per anni su un tapis-roulant? Cosa ho combinato in questi anni lontano? A guardarmi il curriculum tante cose. A guardarmi dentro non saprei rispondere.
Quello da cui scappavo è ancora lì che mi guarda.
Sono i miei occhi che lo vedono.
Sono i miei occhi da cui scappavo!

'Tuff - tuff'… passo agile e in notevole accelerazione, questa deduzione pungente mi dà adrenalina sufficiente per un cambio di ritmo.
Scendo dalla Mura e corro tra le strade della mia infanzia, la palestra dove andavo a fare minibasket, il cortile del mio compagno di banco alle elementari dove giocavo a 'tedesca' col pallone. Il meccanico delle bici, il condominio dei cugini grandi, la via dei tigli e dei lillà, Santa Caterina da Siena, che a maggio ti incanta sempre per il profumo struggente e romantico.

E' strano ma da qualche giorno ho indecifrabili sensazioni in testa. Come se avessi smesso di 'correre da' e avessi iniziato a 'correre verso'. E Ferrara alla fin fine non è così brutta... C'è ben di peggio in giro, lo posso testimoniare a qualsiasi giudice. Giù le mani da Ferrara, solo io posso parlarne male! I miei sentimenti per la mia città forse stanno cambiando man mano che corro verso. Verso cosa? Questo è davvero impossibile da prevedere... Ma sono qui, fradicio di sudore, senza il fiatone e con un leggero crampo alla pancia. L'ansia è uscita fuori insieme alle tossine dopo nove chilometri di sofferenza.
Mi tornano in mente le parole di mia zia, maratoneta da una vita: 'Correre fa schifo, ma dopo è bellissimo'.

Già, dopo è bellissimo farsi la doccia calda e realizzare che finalmente forse stai correndo verso!






IL BIMBO CHE E' IN ME
4/8/2006 - 12:36
il bimbo che è in me dice sempre un mucchio di cose:
è insolente perchè parla senza schermi protettivi e prova gusto nel dire le parolacce. il bimbo che è in me viene sempre sgridato dai grandi.

il bimbo che è in me si fida però della parola dei grandi e gioca con le parole dei piccoli

il bimbo che è in me ha sempre voglia di giocare, anche coi bambini che non conosce. anzi cerca di unirli tutti così si gioca in tanti ed è più bello

il bimbo che è in me quando un bambino piange non ha più voglia di giocare e diventa serio. quando non si gioca più il bimbo che è in me si trasforma in una valigietta con la croce rossa e tantissime medicine colorate dentro

il bimbo che è in me ha un'ottima memoria e quindi ricorda perfettamente a distanza di anni le promesse, le regole, i pensieri e le azioni. in base a questi esempi cerca di capire come si dovrebbe fare a vivere

quando si accorge che le regole non contano per tutti e che le parole non sempre valgono il loro significato il bimbo che è in me si sente tradito e terribilmente solo

e quando si scopre tradito e solo il bimbo che è in me si accorge di non essere più un bimbo ma un grande


ogni volta che il bimbo che è in voi scoprirà di essere diventato grande non avrete più voglia di giocare. non avrete più voglia di unire tutti i bambini tra loro. non ricorderete più cos'era stato promesso, e se qualcuno ve lo ricorderà gli darete del bugiardo e forse lo picchierete anche. starete molto attenti nel parlare perchè saprete bene che un solo accento sbagliato vi renderà impopolare (e ai grandi questo fa veramente paura)

ogni volta che il bimbo che è in voi scoprirà di essere diventato grande perderete il dono di amicizia, lealtà, sincerità, coraggio.


difendete il bimbo che è in voi, difendetelo perchè verrà continuamente minacciato, vilipeso, ostacolato. e purtroppo anche violentato. difendetelo con le unghie e con i denti perchè questa è la battaglia più importante della vostra vita e se la perderete...
beh, se la perderete vivrete come i grandi. e questo io non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico


il bimbo che è in me vi scrive queste righe sperando che non sia un biglietto di addio ma solo un arrivederci al prossimo parco giochi





In Sudamerica con Cisco
10/8/2005 - 14:15
'Cisco, ma io e te che cazzo ci andiamo a fare in Cile?' 'Boh...'
Con questa semplice risposta Cisco dei Modena City Ramblers mi ha convinto a intraprendere un folle viaggio sudamericano.
Nel senso che quando non sai bene perchè parti e cosa vai a fare sei già nel mood perfetto del viaggiatore...

E più si avvicinava la partenza più mi convincevo della mia scelta, così:
16 settembre, aereo da Linate.
Il bagaglio? Zaino, ovviamente! Un pezzente come me non ci ritrova proprio tra Samsonite e trolley.
Lo strettissimo indispensabile, due-tre mutande, magliette di serie B più quella rossa di Amnesty con cui evocherò la pioggia nel deserto di Atacama (evento naturale che attendono da almeno 400 anni, in caso di riuscita del mio esperimento ho pianificato di svelarmi come ultimo Inca e vedere se la mia vita svolta).
(CONTINUA)

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Appunti dalla Bosnia con Vilmo Ferri
27/2/2005 - 14:15
Carissim*, di ritorno dal viaggio a bordo della Vilmo-mobile in Bosnia, Tuzla per la precisione, vi scrivo alcuni appunti su questa esperienza. Sperando di non risultarvi noioso......

La situazione a Tuzla non è per niente facile....
Ovvio, direte voi. Ovvio, ma non nel senso che immaginate.
A Tuzla ero andato pensando di trovare fame, miseria e dolore; ho trovato altre cose, non meno brutte.

Innanzitutto è Tuzla ad essere brutta! E' un posto di nessun rilievo turistico, se escludiamo il macabro e sempre deprecabile turismo di guerra. Per il resto è una città con poche macerie (non è infatti stata distrutta ma ha resistito fino alla fine all'assedio dei serbi) e molti centri commerciali.
(CONTINUA)
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Un mese tra le missioni OMG in Perù
10/1/2005 - 0:00
10 Gennaio 2005
ciao amici, vi scrivo da un computer della casa di lima dove sono ospitato.
il lungo viaggio non ha avuto contrattempi, ora qui sono le 8 della mattina e ci accingiamo a visitare un po' questa megalopoli. domani probabilmente inizieremo il percorso all'interno della cordigliera, dove ci fermeremo per
un bel po' di tempo.
pare che le comunicazioni all'interno non siamo molto agevoli, quindi non vi allarmate se per un po' non sentirete mie nuove.
in ogni caso per ora vi saluto calorosamente e....
avanti savoia

11 Gennaio 2005
carissimi amici, vi scrivo da un internet point di questa megalopoli peruviana....

la giornata di oggi e' stata tutta all'insegna del turismo piu' sfrenato. ho girellato nelle varie cuadras, attraversato plazas e scolato cervezas... (ma
perche' mai finisce tutto con la as qui a lima?)
questa citta' ufficiosamente arriva a contare 10 milioni di abitanti, e capirete che se solo 4 milioni sono residenti il resto circonda gli abitati con gigantesche baraccopoli.
ho rivisto mestieri che credevo giustamente estinti, come quello dei lustrascarpe... ma come si fa a pagare uno per farsi lucidare i mocassini?
eppure sembravano contenti entrambi, il cliente e 'l'esercente'.
purtroppo questa propensione latina all'assoggettamento fisico e' dura a morire.
con mia grande soddisfazione a lima non ci sono semafori, e se ci sono vengono costantemente sbeffeggiati dai milioni di automobilisti... cazzo questa si che e' sana anarchia!
l'anarchia peruviana mi ha molto colpito, nel senso che e' evidente che questo paese non e' retto da leggi, ma dall'intelligenza individuale....
so che e' un concetto darwinianamente spietato che molti di voi non approvano, pero' io lo trovo affascinante. e' comunque la peculiarita' che accomuna queste metropoli latine.

domani mattina all'alba (qua ci si sveglia tutti alle 6) andro' in aereo a cuzco e da li' saliro alla vetta del macchu picchu. e' la parte piu' 'inca' del mio viaggio... avrei dovuto affrontarla alla fine della permanenza, ma
alcuni ritardi nell'allestimento dei progetti in cui faro' da volontario mi consigliano di non indugiare oltre, carpare il diem e l'aereum e spararmi questa 3 giorni nella culla dell'unico impero realmente comunista che la
storia dell'uomo abbia mai sperimentato. (concetto forte che magari vi esplichero' un'altra volta, comunque c'e' parecchio del vero nella mia affermazione)

qui la storia si sente, ha un peso, come ce l'ha a cuba...
il peru' e' un paese derelitto, povero e oppresso, ma il suo popolo non rinuncia per nessuna somma di denaro alla sua dignita'. lo sguardo con cui ti penetrano per la strada e' di chi sa che in fondo non ha niente da invidiarti, a parte il conto in banca.
ed e' vero.
le donne, comprese quelle palesemente in miseria, sono molto ben vestite, qui l'unico straccione coi braghetti corti e le ascelle puzzolenti sono io.
lo so che vi metterete a ridere pensando alla mia icona da bimbo gigi immersa nelle avenide scoreggianti polveri fine e brodo di gallina.
gli uomini qui a lima indossano sempre pantaloni lunghi e hanno capelli pettinati, spesso con la brillantina.

adesso torno nella casa dell'Operazione Mato Grosso dove stanno preparando la cena...
i ragazzi dell'associazione sono davvero persone in gamba, una delle prossime mail ve ne parlero' in maniera piu' approfondita.
sono venuti ieri a prenderci all'aeroporto con un pullmino scassatissimo...
indovinate un po' che cassetta stava girando nell'autoradio? quella di un gruppetto italiano... mi sembra di ricordare il loro nome.... MODENA CITY
RAMBLERS!!! com'e' piccolo il mondo!

qui sono le 19, per me e' arrivato il momento di salire sul tassi' (alla modica cifra di 4 soles, 2500 lire) e di abbracciarvi forte.
la prossima mail vi raccontero' l'esperienza sul macchu picchu.

besos
guidos

13 Gennaio 2005
Carissimi amici, vi scrivo dalla sede di Lima dell'Operazione Mato Grosso, di ritorno da una 3 giorni davvero intensa nell'ombelico del mondo, Cuzco! Il giorno 11 alle 7 della mattina, fatto lo zaino e lasciato il babbo a
ronfare rumorosamente nella sua maison di Lima, ho raggiunto con un taxi, naturalmente abusivo, l'aeroporto. Non si pu? spiegare il livello demenziale di inutile e inefficiente burocrazia che sanno frapporre gli stati latini, e in particolare il Peru', sulla strada dei viaggiatori. Questo naturalmente non impedisce ai narcos e
ai rubabambini di fare come cazzo gli pare senza esser disturbati.... va be', comunque tornando a me, dopo un'oretta buona di code e scontrini mi sono imbarcato sul volo e dopo poco ho raggiunto la vallata di Cuzco.

Ad aspettarmi c'era Luca, il tenutario della casa OMG di Cuzco. Identikit: burbero, generoso e montanaro della Valtellina... ci siamo subito presi bene!
Ho preso contatto con la casa, lasciato lo zaino e, completamente allo sbaraglio, mi sono fatto lasciare in Plaza de Armes, cuore della capitale incaica. Qui,seguendo le sommarie indicazioni di Luca, ho preso il boleto
turistico e mi sono inerpicato verso le rovine delle fortificazioni inca, che sovrastano questa enorme citt?.
Cos? per miracolo mi sono sentito a casa mia... davanti a me meravigliose montagne, prati fioriti (in Per? adesso ? estate piena e seppure a 3.500 metri ci sono 25?). Col mio poderoso passo alpino sono partito per un
trekking forsennato su questo lembo di Ande e, tra lama e campesinos gentili, ho raggiunto il tempio del dio Sole, che naturalmente ho invocato pregandolo di liberarci da quel dio impostore di Berlusconi.
Il tempo dir? se il dio Sole ? pi? potente del nostro dio Dio (ma potevano almeno dargli un nome meno noioso!).

Dopo questa avventura solitaria sono salito su un 'combi', una specie di pullmino 10 posti degli anni '60 in cui qui riescono a stipare anche 40 persone (potenza della miseria!!!). Cos? al modico prezzo di 1 soles (500
lire) sono tornato nel centro della citt?.
Un frugale pasto peruviano (3 banane, un panone al latte e 1 cerveza cusquena) comprato con 3 soles da una vecchina storpia cieca muta e sorda, ed eccomi di nuovo in giro per Cuzco.

Gi? Cuzco, parliamone.....
Della magnifica storia di questa capitale avevo gi? studiato tutto, per? una volta sul posto davanti ai miei occhi lo spettacolo ? stato imbarazzante.
Poco traffico, strade pulite, insegne tipo 'pizza, hamburger'... case intonacate di fresco, gente vestita elegante, continuo clicchett?o di macchine fotografiche... vi assicuro che non c'era poi tanta differenza con
Ortisei in agosto. A parte la miriade di piazzisti ambulanti con annesso ciarpame gusto inca, lustrascarpe che continuano a imbarazzarmi solo al pensiero e tassisti che ti abbordano al grido di 'taxi senor'....
Col mio boleto turistico ho iniziato a visitare qualche museo (pentendomene subito, io odio i musei e mi rompo sommamente i coglioni!) e mi sono intrufolato in qualche chiesa, tra cui vi racconto quella della Merced:
entri e ti trovi davanti un Cristo d'oro massiccio che piange, ti giri e ci sono 3 altari di gente massacrata, impreziositi con lastre d'oro da 5 kg l'una, ti giri e ci sono statue di santi tutti in oro lavorato, fino
all'altare tutto in oro con tasselli di smeraldi e altre pietre preziose...
dolore e oro, dolore e oro, questo ? il messaggio dunque che abbiamo portato agli sventurati inca, dolore e oro. Penso che raramente un'immagine come questa mi abbia chiarito la sostanza di una religione che predica e
giustifica la sofferenza umana e la celebra con oro costato milioni e milioni di morti!
Che schifo, ridatemi il dio Sole! Almeno lui ride....
In queste chiese puoi vedere decine di poveracci nativi che si distendono sotto gli altari implorando piet? e donando gli spiccioli di soles che hanno guadagnato in una settimana, e dietro i soliti tedeschi e giapponesi che li
fotografano commentando 'molto pittoresco!'. Io con perversa cattiveria mi sono piazzato dietro ai tedeschi con la kodak in mano e li ho fotografati!

Questa ? stata la mia visita a Cuzco, impreziosita per? da una singolare esperienza: entrando in un edificio che sembrava la solita chiesa mi sono trovato per? infiltrato nella cittadella universitaria... facendo finta di
niente mi sono seduto (odd?o, mi guardavano tutti!) e ho assistito a un pezzo di lezione, finch? lo sguardo torvo del professore mi ha convinto a uscire. Ed ? l?, fuori dalla classe, che ho trovato una lavagnona con sopra
scritto: magnana ore 11 seminario sul mundo global y sul neoliberismo. UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE, se non in Italia almeno a Cuzco!!!!! Tornato avventurosamente a casa di Luca (!!!) con un vergognoso combi, ho mangiato una zuppa di mais e una banana fritta e poi mi sono messo a letto.
Il giorno dopo alle 6 partiva il mio treno per Macchu Picchu!

La gita del Macchu Picchu si presentava male... l'organizzazione turistica ? di monopolio statunitense, statunitense la gestione dei treni, dei bus, delle visite. Infatti sono riuscito a pagare per questa gita 134 dollari, un
furto! E' scontato dirvi che di tutti questi quattrini agli indi rimangono solo le briciole!
Partiti in perfetto orario statunitense, meditavo tra a me e me che questa citt? ? un immenso bluff, che una citt? peruviana in cui non ci sono i poveri e le case di fango ? una baraccata per turisti. Meditavo, quando al
km 3 della ferrovia inizio a vedere dai finestrini un'immensa discarica, ove sorgono baracche di argilla con bambini affumicati che giocano tra i rifiuti: ecco Cuzco, ecco quello che fino ad allora mi erano riusciti a
nascondere. Guardavo allibito la desolazione ai margini del trenino che si inerpicava, i bimbi mi guardavano tristi mentre ero l? dal finestrino del trenino statunitense... mi sono vergognato come un cane! Finch? una matrona
tedesca di fianco a me ha imbracciato la videocamera e iniziato a filmare la baraccopoli dicendo probabilmente 'qvesti oricinali pimpi ti strata, ke merafiglioso dokumenten!'.
Ora seguendo il fulgido esempio tutto il treno fotografava la miseria con grande curiosit? e attenzione mentre i grassi bimbi tedeschi ingoiavano i loro panini con prosciutto e nutella....
Cos? arrivati dopo 4 ore alle pendici del Macchu Picchu, mentre gli indigeni si prendevano la loro giusta rivincita depredando i portafogli dei merendoni in cambio di borsette con scritto su 'inca' e 'original cusco', ho pigliato
il bus e sono salito sotto una pioggia insistente nella cittadina incaica perfettemante conservata. Siamo al margine ovest della foresta amazzonica, 2400 m sul mare e vegetazione prorompente (questa poi ? la stagione delle piogge, 4 mesi di acquazzoni continui).

Del Macchu Picchu ? inutile che ne parli, da qualsiasi parte troverete la sua descrizione, e io comunque non mi sentivo in pace, essere in mezzo a questi merdoni turisti mi aveva rovinato la gita: ecco, almeno ieri ho
focalizzato che io ODIO IL TURISMO! E' la pi? raffinata forma di cattiveria che un occidentale pu? usare per sopraffarre i poveri. Raramente ? curiosit? intellettuale, voglia di capire, spesso ? solo un tentativo di rimediare alla noia della nostra opulenta vita, di sentirci padroni di qualcosa o di qualcuno. Questo gli indi lo sanno, il loro sguardo mentre ti chiedono la carit? ? uno sguardo che giudica, eccome. Si prostrano come burattini ma in realt? ? tutta una finzione, la loro verit? non te la daranno mai. Puoi comprargli tutto, anche il culo se paghi bene, ma la verit? se la tengono per loro, non la vendono. E tanto nessuno ha l'intelligenza di cercare di
comprargliela.....
Non era questo che volevo, non ? questo il motivo per cui sono venuto fin qui. Prima di riprendere il treno ho cercato uno sfogo al mio disagio irrompendo in una partitella a calcio di bimbi indigeni, cosicch? tra fango e gol miseramente falliti sono uscito sconfitto pure l? (13 a 4) e ho ripreso il trenino e la via di casa.
Alla sera Luca e sua moglie Claudia sono stati molto cordiali, ci siamo raccontati la giornata davanti a un magnifico risotto valtellinese e poi via a letto.

Oggi, preso l'aereo per Lima, mi ricongiungo con mio padre, stasera ripartiamo verso il nord, destinazione Huar?, nella Cordigliera Blanca, a 4000m! Viaggeremo con un'ambulanza per almeno 12 ore, poi domattina altre 6
ore di jeep ci porteranno a Tinti, dove si svolger? la 'settimana tecnologica' e dove inizieremo a montare il laboratorio di fisica. Dopo un giorno o due io mi diriger? verso San Lu?s, ove ? situato il laboratorio di chitarre, meta principale del mio folle viaggio.

Credo che d'ora in poi le comunicazioni tra me e l'Italia saranno molto complicate, la zona della Cordigliera ? estremamente povera e arretrata e dubito della presenza di postazioni internet. Comunque vi rassicuro sul fatto che tutto procede bene, il morale ? alto e non mancano le soddisfazioni.
Voi mi raccomando, state bene e cercate di resistere a Berlusconi, in attesa che il mio amico dio Sole venga a compiere il suo mandato.

Un abbraccio
Guido

18 Gennaio 2005
Hola amigos, alfin me puedo collegar con ustedes....
qui nel cuore delle Ande le cose vanno per il meglio, ora vi racconto da dove eravamo rimasti.
Partito la notte del 13 da Lima, non con l'ambulanza (c'era un emergenza che non ero io!) ma col bus... Qua i bus sono galattici, a 2 piani con sedili comodissimi e larghi, ti danno anche la copertina di lana e viaggi tutta la notte dormendo come un sasso mentre gli autisti sfrecciano nell'oscurit? facendo le peggio cose! Cos? io e il mio babbo ci siamo svegliati che praticamente eravamo gi? arrivati a Huar?z, alle pendici della Cordigliera (3.500m di altezza). Ad accoglierci due preti volontari, uno pi? scoppiato dell'altro, che parlano solo di gnocca e mangiano per colazione dei paninazzi di 6 kg!

Erano solo le 8 del mattino e per proseguire il viaggio dovevamo aspettare l'arrivo di altri volontari fino a sera, quindi ne ho approfittato per infilarmi nuovamente i miei scarponi da trek e imboccare la strada che usciva dal paese. Huar?z sorge in un posto bellissimo, un'enorme vallata scavata da un fiume impetuoso, come solo qui se ne possono vedere. Dopo qualche km sulla via principale, costeggiata da botteghe artigiane e campi di mais, ho deciso di cominciare a salire... ai miei lati due enormi catene montuose ricoperte di vegetazione. Scelto il lato sinistro mi sono imbattuto in un pueblo misero, la stradina ridotta un pantano appiccicoso, cani randagi con i loro escrementi ovunque, ai margini baracche di fango e lamiera con i bimbi che al mio passaggio urlavano, ogni tanto un bruto mi fissava dalle finestre.....
Inutile dire che ho accelerato il passo e appena superato questa baraccopoli ho tirato un respiro di sollievo!
Ora il panorama si definiva meglio, cos? risalendo le tracce delle pecore ho preso quota puntando dritto verso il filo di cresta. Una volta raggiunta la sommit? mi sono trovato davanti un paesaggio mozzafiato. Dall'altra parte non c'era una ripida discesa, come immaginavo, ma una verdissima vallata coltivata a mais, delle capanne col tetto di paglia e un senso di tranquillit? e di pace che non si pu? spiegare... ne valeva proprio la pena!
Guardandomi dietro, 700m di dislivello pi? in basso, la citt? di Huar?z pacifica e sonnecchiosa. All'orizzonte i maestosi ghiacciai della Cordigliera Blanca, capeggiati dal suo pi? illustre rappresentante, l'Huascaran, 6.700m. Ho deciso che prima o poi lo salir?!

Tornato alla casa che mi ospitava, ho curiosato dove i ragazzi lavorano neilaboratori: nel primo si lavora la roccia, che qui in Per? ? davvero pregiata. Nel silenzio della missione si sente solo lo scalpell?o di questi ragazzi, ognuno dei quali segue con certosina precisione la sua mansione. Ho potuto ammirare la perfezione e la difficolt? delle loro sculture (quasi sempre religiose o comunque lavori su commissione, quindi non opere artistiche ma artigianali). Nel laboratorio a fianco invece si lavora il legno, che qui abbonda ed ? di qualit? molto pregiata (in Europa lo pagheremmo una fortuna): dal cedro al noce ad altre variet? da noi meno conosciute, i ragazzi ricavano mobili di ottima fattura, tutti rifiniti a mano con complicate decorazioni. Questi mobili insieme alle sculture vengono poi venduti dai volontari dell'OMG nel negozio di Lima o nelle mostre-mercato che organizzano in tutte le loro missioni del Per? e in Europa dai volontari italiani. I prezzi sono molto alti (intorno ai 10.000 dollari per una grande credenza) e quindi sono destinati al ceto pi? abbiente del Per? e ad ornare le case dei ricchi europei.
La produzione e la vendita dell'artigianato prodotto dai laboratori OMG rappresenta la pi? importante fonte di sostentamento (insieme alle donazioni naturalmente) per le missioni e danno lavoro a tanti ragazzi che altrimenti lascerebbero le loro montagne per andare a rubare e a prostituirsi a Lima. Nonostante lo sforzo comunque la maggioranza degli andini finisce lo stesso dentro a questa spirale (? il motivo per cui il numero ufficiale degli abitanti di Lima e di molti milioni inferiore al numero reale). Non dimentichiamoci che il Per? ? un paese alla fame, indebitatissimo, senza acqua potabile, corrente elettrica, strade asfaltate e telefono all'infuori delle 4-5 grosse citt?.

A proposito delle strade.... verso sera la mia spedizione ? finalmente ripartita a bordo di un gippone! Da Huar?z ci siamo diretti verso il cuore della Cordigliera (un passo a 4.500m) percorrendo una carrareccia di fango devastata dalle buche! Ogni metro se ne contavano una decina profonde almeno 30cm, quindi procedendo ai 20 all'ora sembrava di essere in lavatrice... in confronto il Tagad? ? una cagata per mocciosi.
Questo viaggio sembrava interminabile... 2 dei nostri si sono fermati a vomitare l'anima, e dopo 7 ore siamo finalmente arrivati alla missione di Tinti, dove si tengono i corsi di aggiornamento dei professori peruviani.

Solo alla mattina mi sono potuto rendere conto dello splendore della vallata in cui mi trovavo... una prosperosa valle a 3.000m di altezza nella parte est del Per? (a tre giorni di cammino dalla Selva Amazzonica), circondata da vette altissime con il fragore del solito rio proveniente dal basso. Tutto intorno coltivazioni, ortaggi e alberi da frutto, agavi gigantesche, clima equatoriale (la mattina sole a picco e il pomeriggio piogge torrenziali, dato che siamo nel pieno della stagione delle piogge). La missione ? un gigantesco complesso di case, camerate, cucine, forni per il pane, officine, insomma una cittadella costruita con mattoni di fango e paglia impastati (come tutta l'architettura qui) e intonacati poi all'europea.

Io e mio padre siamo stati presentati a 1.000 professori-studenti, ci hanno acclamato come divinit?, donato mazzi di fiori e cantato canzoni di giubilo (roba da matti... mi sa che non torno mica in Italia!!!!)
Ho potuto rivedere il mitico Abele (qualcuno di voi ricorder? lo spettacolo di due anni fa che avevo messo in scena con lui a Ferrara). Qui Abele, responsabile educativo OMG, ? una specie di ministro della pubblica istruzione, dato che il governo ha demandato (ammettendo la propria incapacit?) il compito di alfabetizzare il 90% del paese, quello sparso tra le montagne. E' una persona entusiasta, intelligentissima e concreta, che tra incontri con le ambasciate, col presidente Toledo e i suoi ministri, con i suoi missionari, riesce a tutelare il futuro di almeno 100.000 bambini. Io al posto suo mi cagherei sotto, comunque lui si fa un mazzo cos?. Gratis
naturalmente!

Parlando del nostro viaggio in Per? e del corso di aggiornamento, si ?deciso di affidare il corso di fisica a mio babbo (come gi? sapevo) mentre a me ? stato appioppato un corso di costruzione-installazione di computer, oltre naturalmente al corso di musica. Non ? un lavoro da poco, poich? qui il computer ? una cosa aliena (per lavorare ho a disposizione 2 pentium 200Mhz, di quelli che noi rottamavamo 5 anni fa!), la corrente salta pi?volte ogni giorno e soprattutto gli stessi volontari italiani non ne sanno una mazza, quindi ho dovuto iscrivere anche loro ai miei corsi! Considerando l'importanza vitale che il computer ha per la modernizzazione del paese, per le comunicazioni con l'Italia, per garantire un'occupazione futura a tutti i ragazzi peruviani... il mio compito ? delicatissimo e vitale. Comunque i risultati sono stupefacenti, hanno davvero una voglia matta di imparare: se avessero a disposizione i nostri mezzi sicuramente ci metterebbero all'angolo nel giro di una generazione.

Per la musica il discorso ? diverso: non hanno mai ascoltato un blues, lo swing, conoscono un po' la salsa... per il resto si rimbecilliscono con delle nenie peruviane (tutte in MIm o SOL), non vanno a tempo e non si ascoltano tra di loro. Cos? il primo pomeriggio di lezione ho formato un gruppo di 6 elementi (denominati 'Los Desesperados'): 2 flauti, 1 chitarra basso, 1 percussione e 2 chitarre acustiche. Sono riuscito mettendo un po' di ordine a fargli suonare 2 canzoni peruviane con la modalit? 'tema, assoli uno alla volta, tema finale' come si usa nel blues e nel jazz. L'improvvisazione ? un po' una tragedia, perch? non sono abituati a inventare ma a copiare. L'inventiva ? dura da svegliare, ma ? fondamentale per aprire la mente e rendere sveglie e consapevoli le persone. Questo appunto ? il problema fondamentale della giovent? peruviana! Alla sera comunque c'? stata una gran festa per l'inizio dei corsi, con una pantagruelica magnata a base di gallina (matata nel pomeriggio) condita con salse strane ma squisite, pi? ogni ben di dio di verdure e frutta. La festa ? culminata con la trionfale esibizione dei 'Los Desesperados', ero troppo contento....
Adesso i ragazzi del mio nuovo gruppo gi? parlano di preparare un demo live (cio? vanno a eseguire il demo di volta in volta nei bar dei pueblos) e di proporsi per suonare ai matrimoni. Todo el mundo es pais!

Cos? questa mia nuova vita procede, le giornate sono lunghissime, intense e piene di emozioni. Quando i corsi me lo permettono vado a fare lunghe camminate, a visitare rovine inca perfettamente conservate e non sfruttate dal turismo. Il mio babbo, cercando di scalarne una (per l'anima del cazzo!) ? cascato all'indietro riportando un taglio in testa e ammaccature varie. Niente di grave, ora sta bene, ma ? stato un bello spavento. Avete capito comunque da chi ho preso la mia cazzoneria, vero?

Una sera dopo la cena Abele (vecchia volpe) mi ha fatto preparare un palchetto con due tavoli e ha annunciato ai 1.000 corsisti che avrei suonato per loro. Dopo di che mi ha allungato una chitarra dicendomi 'Vai e sconvolgili, fagli sentire le cose che non hanno mai sentito, accendigli la scintilla!' Gasato da questa premessa e dal coro 'Ghido, Ghido...' che faceva tremare la grande sala ho cominciato con i Beatles, Elvis e gli U2 per terminare con Jimi Hendrix suonato sopra la testa, dietro la schiena e con una brugola da ferramenta usata a mo' di slide! Una vera esibizione da maraglio, che per? ha avuto l'effetto sperato da Abele: da allora tutti qui mi guardano come fossi davvero il dio sceso in terra e vogliono imparare a suonare. Per adesso gli ho insegnato il blues, sarebbe carino arrivare a fine corso coi 'Los Desesperados' che suonano una cover di punk-rock coi flauti andini... E' un'impresa ardua!!!!

Coi volontari mi trovo bene, con alcuni di loro siamo diventati amiconi. Qua si prega anche per cagare, si medita, ci si prostra davanti ai crocifissi... questa cosa proprio non la reggo! Cos? sono diventato abilissimo a eclissarmi quanto sento odore di Padre Nostro!!!!!!! Ho avuto uno scazzo l'altro giorno con una volontaria saputella: ho spiegato a un ragazzo, durante una camminata, un po' di filosofia no-global. Gli ho raccontato dello sfruttamento del sud del mondo, del capitalismo occidentale, dei gringos che hanno depredato paesi come il Per?. Soprattutto gli ho spiegato che lo hanno fatto sempre in nome di Dio, che le religioni sono il modo migliore per giustificare le malefatte, le discriminazioni e il classismo. Lui era incredulo, questo non glielo avevano mica spiegato. Pensava che il Cattolicesimo avesso portato l'amore per la persona, sostituendo la barbara religione inca che sacrificava le persone. Allora via a parlargli dell'inquisizione... non riusciva a credere che davvero i cattolici avessero potuto torturare e dare alle fiamme persone perch? ritenute arbitrariamente possedute dal demonio! Gli ho spiegato anche il perch? in Europa si boicotta la Nestl? e la CocaCola (che qui sono ovunque, anche nei pueblos di 3 case sperduti nella Selva Amazzonica). Abbiamo parlato della Cina, del rispetto dei diritti umani e della libert? di pensiero, della Monsanto, di Microsoft.... Alla fine era davvero scardinato e pensieroso, cio? l'obiettivo che volevo raggiungere.
A tavola ho quindi chiesto ai volontari il perch? di un'educazione cos? lacunosa su ci? che riguarda non la politica, ma il mondo in cui viviamo (e che probabilmente travolger? questi ragazzi se non saranno preparati). Una mi ha risposto che queste considerazioni non danno da mangiare ai popoli e che sono perversioni di noi che siamo rimasti in Italia a teorizzare. Le sono saltato alla giugulare, le ho chiesto cosa pensava lei degli argomenti che avevo trattato col ragazzo... mi ha risposto che non era d'accordo... guarda che non c'? da essere d'accordo o meno cogliona! sono fatti, non opinioni, quindi o conosci o non conosci!... Alla fine ha ammesso che lei non conosce niente, non segue e non le interessa, comunque pensa che il mondo non possa essere cos? cattivo come lo dipingo io.
E questo ? il pensiero comune di quasi tutti i volontari italiani che prestano servizio qui in Per?. Pur apprezzando moltissimo la loro dedizione, forza e generosit?, non posso non giudicare male loro miope ingenuit?, la non capacit? di annodare i fili che sono un po' pi? in l? del loro naso. Cos? potranno certo salvare delle generazioni dalla fame e dai vizi, ma non potranno mai formare persone aperte e consapevoli, capaci di incidere davvero nel mondo!

Il problema della cultura generale, come ammette lo stesso Abele (persona davvero sopra la media e senza pregiudizi), qui ? abissale. Nel senso che nelle missioni riescono a formare i ragazzi in tante materie scolastiche, nell'apprendimento dei mestieri, ma si trascura completamente la lettura, la musica, tutte le cose non specifiche che per? aprono il modo di pensare, danno informazioni e cultura che i mestieri non riescono a fornire. Purtroppo su tante, troppe cose, qui nessuno ne sa un cazzo e non gli interessa nemmeno imparare. Questa non curiosit? vale anche per molti italiani che sono qui (e che spesso sono scappati dalla vita in Italia).

Spero di non avervi annoiato con queste considerazioni. Mi fa comunque piacere raccontarvi le cose che vedo qui.

I prossimi giorni sar? ancora a Tinti per i corsi, tranne il fine settimana che penso di passare in altre 2 missioni, San Luis e Chacas, cio? dove ha sede il laboratorio di chitarre e strumenti musicali e dove c'? la sede principale dell'OMG, con il grande ospedale. Trovare una connessione internet in questi posti dimenticati ? un'impresa, comunque prover?. Adesso vi scrivo da una connessione di una casa a due ore di cammino a piedi da Tinti. Questo telefono funziona 1 ora al giorno se va bene... questo per farvi capire la situazione!

La salute mia e di quelli che sono con me ? ottima e il morale alto, non ci sono particolari problemi.
Voi mi raccomando, fate i bravi, anzi no, fate come cazzo vi pare che va sempre bene :-)

Un abbraccio
Guido

27 Gennaio 2005
Hola amigos, y buenas tardes!
che poi in Italia adesso ? sera...
Ultimamente trovare una connessione internet ? un'impresa, perdipiu' avendo fatto due volte la strada a piedi (2 ore sotto la canicola) per scrivervi, ho trovato una maledetta cicciona ignorante che chattava fino alla fine delle ore disponibili per la rete. Le ore disponibili sono solo 2, dalle 12 alle 14.

Le mie giornate qui in Per? sono sempre molto interessanti e vivaci. Oramai riesco a capire abbastanza bene il castigliano e a farmi intendere, anche se non conosco mezza regola di grammatica e coi verbi ausiliari ci faccio regolarmente a pugni!

Le mie ore di lezione qui nel pueblo di Tinti sono aumentate di parecchio, per cui questa settimana ho avuto meno tempo per viaggiare, conoscere... e scarpinare sulle Ande. Il mio corso di 'computadora' viaggia spedito, oramai i miei 44 studenti si avvicinano alla prova finale, in cui dovranno a gruppi di 4 montare e
smontare un PC. Per il corso di musica invece si fa fatica a trovare il tempo necessario per le lezioni, dato che qui i ragazzi tengono gi? una media di 8 ore al giorno nelle classi. Comunque ormai macinano bene il giro di blues, cos? possiamo improvvisare a manetta evitando di ricadere nelle nenie peruviane.

L'altra sera mi hanno ingaggiato per un altro concerto, dopo la cena. Cos? gli ho suonato un po' di pezzi rockettari, dagli U2 ai Soundgarden, pi? una lancinante versione hendrixiana del 'Condor pasa'..... mi guardano ancora come fossi Mork sceso da Ork, per? cominciano a fare l'orecchio a queste americanate! E poi da quando sono salito in cattedra sono diventato per tutti 'Don Ghido'!!!

Durante la giornata di gioved?, ho approfittato del fatto che i ragazzi erano costretti a seguire un corso intensivo di teologia, tenuto da un ciccione italiano che non ha mai lavorato 5 minuti in vita sua! Questo strano figuro si aggira sempre per la missione con in mano il breviario, oppure si annida in cucina aspettando che qualcuno prepari il caff? o che sia pronta la cena. Mi diverto un mondo a sfottere e a stuzzicare la psiche di questa cariatide, sempre pronta ad argomentare su dio e consimili ma totalmente inetta a dare una mano in qualsiasi faccenda.

Vab?, dicevo comunque che gioved?, trovandomi mezza giornata di libert?, sono saltato su una jeep che andava a Llamellin e ho visitato questo pueblo, dove ha sede la seconda (per grandezza e tradizione storica) missione dell'OMG. Non potete immaginare che cosa sono riusciti a fare in questo paesello.... Hanno messo in piedi una cooperativa con una scuola di lavorazione del legno, che produce mobili destinati alle mostre-mercato, come quelli di Huaraz; un laboratorio di pittura, dove si fa la decorazione di mobili e sculture e dove producono quadri anch'essi destinati alla vendita. Hanno una tenuta gigantesca dove allevano conigli, porcellini d'india, maiali di 250 kg! Poi coltivazioni di fiori e ortaggi vari... C'? addirittura una coltura di sementi, cio? selezionano e producono dei semi, soprattutto di patata e mais, e li stoccano in 2 grandi granai appositamente costruiti. Quando sono pronti li regalano ai contadini della zona, che cos? possono rinnovare le loro sementi ormai vecchie, quasi sterili e intaccate dai parassiti.

In costruzione hanno un grandissimo forno (il cantiere ? di 500mq) che servir? a cuocere i mattoni di argilla (25.000 mattoni al giorno!). A questo proposito, qui ? attiva anche una cooperativa per costruire case secondo il modello europeo (praticamente sono villette in muratura che assegnano poi achi ne ha bisogno). In questo momento hanno un cantiere enorme da cui stanno nascendo 20 case.

Solitamente nell'OMG funziona cos?: c'? un volontario italiano che segue e coordina ognuna di queste attivit?, poi i peruviani pi? esperti e fidati, tra quelli usciti dalle scuole e dalle parrocchie OMG, proseguono il lavoro e si avvalgono del lavoro degli abitanti del posto. Tutti naturalmente sono regolarmente pagati (tranne il volontario italiano) con stipendi di gran lunga superiori alla media locale.

In questo modo, grazie all'attivit? dell'OMG, un paese come Llamellin, che prima era poverissimo, adesso prospera e ha un tasso di occupazione elevatissimo, tanto da attirare l'emigrazione dai paesi vicini (ricordatevi che lo scopo principale dell'associazione ? contrastare l'emigrazione a Lima di tutti i montanari, che ha distrutto l'economia andina e saturato la capitale di desperados).

Oltre alle attivit? che vi ho descritto, a Llamellin c'? anche una panetteria artigianale in cui si producono, tra le varie 25.000 panettoni ogni anno (qua ne vanno matti!). L'oratorio della parocchia, con la relativa scuola, ospita ogni anno almeno 1.000 ragazzi, per cui anche questa struttura ? imponente. Adesso qui le scuole sono chiuse, ci sono le vacanze 'estive', e gli studenti vengono impiegati in 2 attivit?: i maschi fanno forestazione (cio? piantano alberi nelle zone pi? aride della montagna) e le femmine fanno la 'costura', cio? lavori a maglia e decorazioni, che poi vengono vendute nei mercatini in Italia.
E non finisce qui: c'? perfino un orfanotrofio, inaugurato un anno fa grazie a donazioni provenienti dall'Italia, che arriva a mantenere fino a 200 bambini! Vista da fuori questa tenuta ? praticamente identica al pi? lussuoso agriturismo dell'Umbria.

Da quanto vi ho descritto credo possiate immaginare la mole immensa di attivit? che sono tenute in piedi dai pochi volontari OMG... in Per? non si annoiano di certo! Praticamente ? uno stato nello stato, che le istituzioni qui hanno accettato, visti gli immensi benefici (tra strutture e attivit?) che ricavano sul territorio gratuitamente.

Le storie dei volontari OMG sono altrettanto interessanti, perlomeno quelle delle persone pi? in gamba. Ad esempio Paolo, il nostro cicerone a Llemellin, che tra l'altro ? responsabile di una cooperativa e di mille altre attivit?, in Italia era un rappresentante di una fabbrica di arredamento. E' un vero 'duro', tipo il veterinario dell'amaro Montenegro! Ha sposato una maestra italiana, che prima era stata in Ecuador per qualche anno, e tengono un pargolo di 3 anni. Giordano e Ivana vivevano a Como, lui spazzino e lei infermiera nell'ospedale: sono qui da 7 anni e si occupano di un sacco di cose, oltre ad avere in cantiere il 5 figlio. Ci sono naturalmente delle eccezioni, dei disadattati che in Italia erano in crisi e sono venuti qui a rifarsi una vita, o gente semplice che non ha mai avuto dubbi pi? grandi che 'stasera femo pasta o riso?', figuriamoci delle crisi esistenziali... e poi quando vengono sfiorati da pensieri troppo grandi c'? sempre il buon vecchio dio a giustificare tutto e a rimetterli tranquilli con la loro coscienza!

Per girare un po' di pi? il Per? ho approfittato del fine settimana (dato che anche qui non si fa lezione). Venerd? sera ho approfittato di un passaggio in jeep per andare a San Luis, a 4 ore di strada sterrata modello Tagad? Advanced! E' stata un'occasione anche per sperimentare un altro piatto forte del turismo andino: LA DIARREA!!! Man mano che avanzavamo verso la cordigliera innevata ho cominciato ad avereuna nausea bestiale, poi conati e brividi... ho dovuto fermare la jeep per vomitare l'anima! Vi assicuro che vomitare a 4.000 ? un'esperienza degna di Sid Barret! Rientrato in macchina abbiamo proseguito il viaggio, ma il mio calvario era appena iniziato... brividi e... voglia di cagare! Arrivati a San Luis mi sono fiondato nel cesso della missione (ovviamente non c'era la carta igienica!) e poi a letto senza cena!!! La notte mi ? venuta la febbre a 40? (non sto scherzando, giuro!) e il giorno seguente ho visitato il fido water almeno 10 volte! Questa segno della mia caducit? per? non mi ha impedito di portare avanti come un supereroe lo scopo della mia visita a San Luis: il laboratorio di chitarre!

Come alcuni di voi gi? sanno, uno degli scopi della mia visita qui in Per? ? andare a vedere dove e come vengono costruite le chitarre acustiche dell'OMG. Questa attivit? dell'artigianato, rispetto ai mobili e alla scultura, ? molto meno sviluppata, anche se il prototipo che avevo ricevuto qualche anno fa era per certi versi incredibilmente ben fatto. A San Luis ho preso subito contatto col responsabile di questo settore, che mi ha portato in uno stanzone scalcinato dove giacevano ammassate chitarre finite e telai appena abbozzati. Il risultato di questo lavoro ? incredibile!!! Le chitarre suonano magnificamente, le casse addirittura sono di abete armonico aperto in due cio? il massimo, il manico ? perfettamente lavorato e proporzionato; la cassa grande tiene un sustain lunghissimo alla nota, manco fosse una Guild da 2.000Euro. Insomma, oltre ogni mia pi? rosea aspettativa.
Ho deciso che gli dar? una mano a vendere queste chitarre in Italia, anche perch? il prezzo che chiedono ? demenziale (costano come una classicaccia di compensato!) Pi? tardi ? arrivato anche il 'liutaio', un ragazzino di 18 anni, occhi vispi e modi gentili, che era commosso a sapermi a San Luis per vedere lui. Tutte le chitarre per ora le realizza lui a caso cercando di ascoltare le dritte dei musicisti che passano di l? (uno ogni 3 anni!) e sogna di conoscere dei grandi liutai da cui imparare meglio il mestiere. Avventure come queste possono capitare solo in un paese assurdo come il Per?! Abbiamo passato tutto il pomeriggio a parlare di come migliorare il prodotto, gli ho dato parecchi suggerimenti pratici (sul suono non ho niente da eccepire) e alla sera sono tornato in cesso felice e contento!

Il mattino a seguente, dopo una nuova performance al gabinetto, alle 6 ho preso la corriera per andare a Chacas. Questa ? la localit? da cui ? nata tutta la favola delle missioni OMG, una trentina di anni fa, quando Padre Ugo venne ordinato parroco di questa favela. Ora grazie a lui e alla sua lucida follia, Chacas ? una delle pi? importanti citt? del Per?, e soprattutto l'unica oltre a Lima a tenere un'ospedale professionale. Questo ospedale raccoglie tutti i malati della Cordigliera, distanti anche 18 ore di macchina! Qui non c'? altra possibilit? di farsi curare, o vai a Chacas o vai a Lima (che ? per? sulla costa ad altre 12 ore di macchina). La struttura ? stata realizzata esclusivamente dai volontari OMG con donazioni italiane, i macchinari all'interno sono tutti italiani e i medici sono primari italiani che vengono a fare le ferie qui (cio? lavorano gratis!).

Per fortuna l'Italia non ? solo Berlusconi!

Dopo una mangiata di riso in bianco nella parrocchia parlando male della destra in Italia e dopo un giro per le innumerevoli attivit? OMG presenti a Chacas (molto simili a quelle che ho descritto per Llamellin) ho preso un'altro passaggio in jeep e sono arrivato nel pueblo di Pomallucay, dove ? situata una chiesa e un seminario di una bellezza sconcertante, tutti realizzati in pietra a vista e all'interno decorati con tutto l'artigianato peruviano delle missioni OMG. Per me la bellezza di questa chiesa ? superiore perfino alla basilica di Lima o di Cusco, di stile troppo coloniale.

Un'ottima cena di riso in bianco e altre abbondanti cagate a Pomallucay, e alle 4 la partenza di nuovo.... questa volta si torna a Tinti, dove ricomincio i corsi e rivedo il mio babbo, rimasto a insegnare i suoi pendoli e le sue leggi di gravit? in castigliano-ferrarese. Mercoled? ho l'esame per la fine dei miei corsi, dovr? dare un voto a tutti i miei alunni....... Che schifo, non avrei mai pensato di cascare cos? in basso e di finire in sala professori. Chiedo perdono a tutti coloro che negli anni hanno diviso con me l'onore di essere gli ultimi della classe!

Ormai si avvicina il momento di riprendere il volo per l'Italia (il 30 gennaio) ma mi restano ancora giornate peruviane da vivere! Avr? ancora modo di scrivervi prima del volo, probabilmente da Lima. Comunque qui, cagone a parte, va tutto bene, mi sto stancando molto ma ? un'esperienza interessante che andava presa al volo.

Avanti tutta, e voi nella nebbiosa italia fate i bravi e studiate, che appena torno si fa compito in classe.
Ormai sono diventato una merda come tutti i prof..........

Un caldo saluto dalle alture peruviane!
Guido

30 Gennaio 2005
Hombres!

Vi scrivo questa lettera, probabilmente l'ultima dal Peru', per dirvi che sto bene e che tra poche ore mi imbarcher? con un volo dell'Iberia, destinazione Italia!

Negli ultimi giorni non mi sono certo risparmiato, cercando di non sprecare ogni istante di questa avventura peruviana. Ma torniamo a dove eravamo rimasti, cio? al mio rientro a Tinti per portare a termine i corsi di informatica e di musica.

Per quanto riguarda la computadora, una sfiga colossale ha funestato il corso! Infatti una scarica violenta della corrente elettrica, che qui si ottiene con generatori un po' alla cazzona e che comunque saltano diverse volte al giorno, mi ha bruciato uno dei 2 Pentium che utilizzo. Uno dei cavi che dall'alimentatore arriva alla scheda madre si ? completamente sciolto, squagliato! L'unico pezzo che si ? danneggiato ? la scheda madre, comunque da l? abbiamo dovuto lavorare solo sull'altro PC, che per fortuna al momento del ciocco non era alimentato. Mercoled?, terminate le lezioni, sono cominciati gli esami! Le mie classi si sono trovate davanti il computer smontato pezzo per pezzo e in un'ora lo hanno rimesso in funzione: non ci crederete, tutti lo hanno saputo fare, commettendo pochissimi errori veniali.

Un gruppo addirittura ci ha messo 35 minuti soltanto! Mi sono sentito per un giorno un grande professore di informatica (poi mi ? passata per fortuna!) Il bilancio quindi di questo mio corso (del tutto improvvisato grazie all'intuizione di Abele) ? stato decisamente ottimo..... Va da s? che mentre gli insegnavo a montare i computer gli spiegavo anche di software libero, della nascita della Microsoft e dei processi che hanno coinvolto il gruppo di Bill Gates, spiegavo che dentro a un sistema Linux non si prendono virus... insomma sotto il saio di volontario OMG nascondevo le mie vere spoglie di apostolo del dio noglobal! I ragazzi sono molto stupiti di queste cose che gli racconto, ma a poco a poco hanno capito che tutti i fili si riannodano nella stessa direzione, quella dei grandi uomini d'affari e delle multinazionali.... Come gi? dicevo in un'altra lettera, il problema ? che neanche i loro tutor, gli italiani dell'OMG, sanno niente di queste storiacce, anzi sono i primi a fare la faccia incredula e diffidente, quasi temendo che io sia venuto a spargere zizzania inventandomi delle balle!

L'ultima sera mia e di mio padre a Tinti ? stata davvero bella. Dopo cena (avevano preparato una torta con scritto 'Ciao Foddis') hanno montato il solito palchetto e cos? ho suonato un'ultima volta per loro. Nel finale per? ho chiamato su Melit?n, il mio allievo pi? talentuoso, e abbiamo suonato un blues assieme... Poi, a sorpresa, sono saliti su tutti i 'Los Desesperados' e mi hanno dedicato un paio di canzoni che di nascosto avevano provato tutto il giorno........... ovviamente nenie peruviane! La serata ? finita a tarallucci vino risate e abbracci di saluto, poi la mattina seguente sono partito con mio padre per Huar?z.
Prima di arrivare per? ci siamo concessi una fermata a Chavin, ove sorgono delle rovine pre-incaiche (addirittura del 2000 a.C.) sotto forma di una grande piazza con le gradinate e una serie di abitazioni sotterranee costruite nella roccia, un dedalo di cunicoli dove a ogni curva stava scritto in castigliano 'vietato pisciare'. Confesso che la stavo per fare nel cunicolo principale....
A Huar?z ho lasciato il mio babbo al suo destino... mentre lui si dirigeva a Lima per una 2 giorni politica tra ministeri, ambasciate e uffici pubblici (va a chiedere finanziamenti alla sede locale UE, al governo peruviano e al console italiano) io ho approfittato della libert? per andare a conoscere un nuovo pezzo di Per?. La localit? da me scelta ? stata Chimbote, 500km a nord di Lima sulla costa.
Citt? famosa per il clima caldo e ventosissimo, per il porto (uno tra i pi? pescosi del mondo) e per le fabbriche di mangimi derivati dalla pesca, con conseguente puzzo di pesce marcio, Chimbote era la citt? che cercavo! Niente turismo, popolazione conosciuta come la pi? violenta del Per?, altissimo tasso di criminalit? e di violenza... cos? mi era stata presentata da Abele.

Ad aspettarmi a Chimbote c'era Piero, con la sua casa-container a fianco della cattedrale che lui ha l'incarico di costruire! L'arrivo non ? stato dei pi? riposanti... giunto col pullman da Huar?z alle 4 di notte, ho preso un taxi, anche se me lo avevano sconsigliato perch? solitamente qui caricano i turisti, li portano nelle favelas, li fraccano di botte e li derubano... Ho guardato in faccia il conducente e mi sono fidato, cosicch? dopo 5 minuti ero davanti alla cattedrale in costruzione. Quello che non mi aspettavo era di trovare un tetro paesaggio di baracche, sabbia e rifiuti, lo scheletro della chiesa totalmente cinturato da una palizzata invalicabile, nessuna traccia di anima viva nei paraggi. Pagato il tass? ho cominciato a camminare intorno alla palizzata, cercando un'entrata... confesso che mi son cagato sotto! Ho pensato 'qua Guido siamo nella merda', quando dall'altra parte un tipo in spagnolo mi ha chiesto 'chi va l?!' 'Soy Guido, amigo italiano de Piero y Teresi'. Mi ha aperto... teneva il mitra carico! Finalmente ero arrivato a letto, anche questa giornata poteva considerarsi conclusa...

Andato a dormire in un container perfettamente attrezzato di ogni cosa, compresa l'acqua calda e la doccia, mi sono svegliato verso le 8. Con la luce del giorno Chimbote aveva un aspetto completamente differente. Non era bella, ma era molto vera!
Conosciuta la famiglia che mi ospitava (una coppia di volontari OMG, lui ex costruttore edile in Italia, da 30anni al servizio delle missioni in Per?) e consumata una degnissima colazione con spremuta di Papaya e altre leccornie, ? cos? cominciata questa nuova avventura.
Sono salito su tutti i traballanti ponteggi della cattedrale, fino a raggiungere la cupola, 30m pi? in alto, da cui si pu? vedere tutta la citt? di Chimbote, col suo piano edilizio che sembra realizzato da un ubriacone (e sicuramente lo ?!) e col suo enorme porto intasato di pescherecci. All'orizzonte oceano e deserto! Gi?, deserto! Qui la costa ? sempre e solo deserto, poich? le correnti del mare tengono lontane le perturbazioni della Sierra e di conseguenza non piove mai. Piero mi ha portato a vedere quello che forse ? il progetto pi? assurdo e pi? affascinante di tutti quelli imbastiti dall'OMG: la casa dei bambini di strada.
Il progetto bene o male ? questo: hanno deviato un corso d'acqua della Sierra facendolo passare in mezzo al deserto. Poi hanno acquisito a costo zero questi terreni abbandonati e gi? ci sono delle costruzioni in muratura. Qui per ora si allevano lombrichi, che servono per mangiare la sabbia sterile creando humus coltivabile. Vicino ai pochi alberi gi? piantati hanno posizionato una stalla che contiene mucche, torelli e, a lato, porcellini d'india. Questo ? solo l'inizio..... quando riusciranno a rendere la terra desertica coltivabile ci saranno piantagioni di ogni tipo, alberi da frutta e da ombra, e finalmente verr? costruita una casa cooperativa, con annesso oratorio ecc., che ospiter? i ragazzi di strada impegnandoli nel mantenimento dell'attivit? agricola e dandogli cos? una possibilit? di riscatto.
A grandi linee questa ? la descrizione di quanto si intende fare (l'idea, o meglio il sogno, ? proprio di padre Ugo, il gran capo). Detta cos? sembra facile, ma basta vedere lo sconfinato deserto per capire come questa idea, se mai avr? una possibilit? di vedersi concretizzata, dovr? aspettare almeno un paio di generazioni di duro lavoro! Comunque vedere questo pezzo di Per? ? stato bellissimo, su una jeep modernissima e inarrestabile, modello Parigi-Dakar, valicavamo le dune e le pietraie desertiche rompendo il silenzio millenario... Non ero mai stato in mezzo al deserto!
Un'altra piacevole scoperta di Chimbote ? stato il mangiare: poich? c'? pesce freschissimo e frutta tropicale i menu qui sono gustosi e sani, inoltre essendo una citt? portuale e non turistica il costo della vita ? bassissimo! Al pomeriggio mi ? venuta voglia di fare il bagno nell'oceano, ma poich? il mare pulito dista parecchi chilometri e poich? nessuno aveva il tempo di accompagnarmi,
Piero mi ha dato le chiavi della sua megajeep dicendo 'U?, mica f? il pirla eh?'. Io incredulo gli ho ricordato che non tenevo n? patente n? passaporto e non ne avevo mai guidata una cos?... 'Beh, se ti fermano quei pirla della polizia dagli 20 soles cos? non ti rompono pi? le palle!'
Con questa premessa ho preso il possesso della jeep e mi sono avviato per la strada sabbiosa. Dapprima timido con le marce, poi a poco a poco pi? agile, in breve mi sono trovato su un mezzo da 100mila euro a scorrazzare per la costa desertica del Per?. Polizia ne ho trovata tanta, ma ogni volta usavo la tecnica tutta italiana di farsi superare da un maraglio locale, accodarsi facendo fermare lui dai poliziotti.
Senza accorgermene erano gi? passate 2 ore, mi stavo divertendo come un pazzo. Ho visto una bella spiaggia attrezzata, cos? mi sono fermato e ho fatto il bagno e preso il sole per tutto il pomeriggio. Dopo 2 settimane di Ande ne avevo proprio voglia! Sulla riva delle improbabili discoteche peruviane (tutte senza traccia di un solo cliente) sparavano le loro musichine a tutto volume.

A distanza di pochi metri tutti i suoni delle discoteche concorrenti si mescolavano creando un casino gigantesco di decibel e di generi differenti. Il prevalente era comunque la salsa. A un certo punto hanno messo su un cd e... non ci crederete mai.... erano tutte le canzoni dei Ricchi&Poveri suonate magistralmente da un gruppo di salsa di 20 elementi!!!! Ero l?, sulle rive del Pacifico, ad ascoltare 'Sar? perch? ti amo' cantata da un cubano al ritmo del montuno...
Cari amici che ascoltate BRRR Parade ogni domenica... dovete ammettere che qualche volta le mie idee sono avanti :-)
Alla sera di nuovo una cena di pesce strabiliante e poi a letto, totalmente stremato!
Il giorno seguente ancora turismo, compere per i mercati di Chimbote (niente artesania turistica per?, vestiti e cose di uso comune peruviano, come piace a me!) E' stata una giornata essenziale per me, per rilassarmi un po' e chiudere il mio cerchio su questo assurdo e controverso paese, per sentirmi finalmente parte della vita reale peruviana, lontano anni luce dal turismo Macchu Picchu.... era l'esperienza che cercavo prima di partire per l'Italia. Grazie Chimbote! Niente violenza e rapine come mi avevano fatto intendere, solo vita reale e niente sconti per i gringos!!! Ah dimenticavo, e una gran puzza di pesce!!!! Di sera nuova partenza, stavolta in pullman per Lima, che giunge a destinazione in perfetto orario alle 7.30. La giornata di sabato scorre lenta, come se ormai il tempo che mi separa dall'ultimo tass? per l'aeroporto sia da consumarsi nell'attesa. Un amico peruviano della casa OMG di Lima, Alex, mi porta in giro per i mercati, finch? non rimaniamo intrappolati nei tafferugli dei tifosi di Lima. Infatti qui vicino alla casa sorge lo stadio nazionale, e proprio questo sabato si celebra un quadrangolare di pallone con le migliori (si fa per dire) squadre di pallone del paese! L'appuntamento ? molto sentito, stadio esaurito (i biglietti arrivano anche a costare 2.500 lire, 5.000 dai bagarini). Io vorrei entrare ma Alex non se la sente di spendere tutti questi soles per il pallone, cos? andiamo a zonzo, finche la torma di tifosi perdenti non esce dallo stadio minacciando disordini. Io non ho paura, mi sembra un normale dopopartita italiano... il mio amico mi spiega che per? ? proprio in situazioni come queste che un gringo, se viene messo a fuoco, rischia guai seri: il tifo pallonaro diventa un pretesto per depredare il malcapitato e cercare in questa beota maniera il riscatto sociale!

Todo el mundo es pais!!!!
Dovrebbe essere la mia ultima avventura in Per?, adesso preparo le mille borse e gli zaini e aspetto l'ora del volo.

Vi confesso, ho voglia di tornare nella nostra lercia e merdosa italietta....
Credo per? che qui torner? prima o poi

Un bacione a tutti voi
Guido